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Gli enti non soggetti al patto possono sostituire il personale in mobilità volontaria. Secondo la la Corte dei conti, Sezione regionale di controllo della Lombardia, espressasi col parere 6 maggio 2009, n. 186, in risposta ad un quesito di un comune con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, infatti, la mobilità volontaria è cessazione del rapporto di lavoro, ai fini delle regole per il contenimento delle assunzioni nei comuni non soggetti al patto di stabilità.

Il parere della Sezione Lombardia evidenzia che le posizioni in merito non sono unanimi. Secondo la nota 28 aprile 2008, n. 38544 del Ministero dell'Economia e delle Finanze, ad esempio, per effettiva cessazione si deve intendere necessariamente la fuoriuscita del dipendente dal circuito del lavoro, per pensionamento, dimissioni o altre similari ipotesi. Secondo questa visione la cessazione dal servizio è tale solo quando ad essa consegua il venir meno della spesa relativa al soggetto che interrompe il rapporto di lavoro con l'ente.

Di diverso parere la Corte dei conti della Lombardia. La Sezione lombarda richiama gli orientamenti di alcune altre sezioni regionali di controllo (Sez. reg. Piemonte, parere n. 8/2008; Sez. reg. Sardegna, parere n. 15/2007), i quali concludono per la possibilità di ricomprendere nell'ipotesi di cessazione non solo i casi di effettiva estinzione del rapporto di lavoro,ma anche quelli di trasferimento del personale ad altra amministrazione attraverso le procedure di mobilità volontaria, ai sensi dell'articolo 30 del d.lgs 165/2001, a sostegno della propria interpretazione, favorevole alla possibilità di considerare il personale in mobilità tra quello cessato.

La motivazione a supporto della possibilità di considerare la mobilità come cessazione deriva dalla considerazione che il DPCM 15 febbraio 2006 non sarebbe più applicabile al regime delle assunzioni, a seguito della 296/2006. Per altro, la locuzione “complessivamente” intervenute, richiamata nel comma 562 dell’articolo 1 della legge 296/2006, sarebbe “volutamente diretta a privilegiare una interpretazione estensiva della norma ed un superamento della rigidità del regime precedente, soprattutto quando la mobilità orizzontale “in uscita” favorisca un ente che può procedere a nuove assunzioni”.

 (lo)