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Valutazione “attenuata” per i dirigenti preposti alle avvocature degli enti locali. Secondo la Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Campania, parere 26 marzo 2009, n. 14, pur non potendosi considerare precluso il processo di valutazione delle prestazioni dirigenziali agli avvocati degli enti locali, sono da applicare modalità di carattere speciale.

La valutazione ed il controllo delle attività dei dirigenti preposti agli uffici legali, secondo la magistratura contabile campana, deve svolgersi in modo da scongiurare qualsiasi pericolo di ingerenza nell’attività dei legali, tale da condizionarne l’autonomia di giudizio. Essa, infatti, è specificamente tutelata e garantita dalla legge 1578/1933, le cui disposizioni, contemperate con le norme che disciplinano il rapporto di lavoro pubblico, danno connotazioni del tutto peculiari alla figura dei dirigenti legali degli enti locali.

L’organizzazione dell’avvocatura pubblica, rileva il parere della Sezione campana, deve essere realizzata in modo da non compromettere l’autonomia e l’indipendenza tipiche dello status professionale del legale, ancorché questo risulti incardinato negli organici dell’ente. Infatti, l’avvocato addetto agli uffici legali pubblici, secondo quanto ha sancito la Corte di cassazione (la Sezione richiama la sentenza delle Sezioni Unite 18 aprile 2002, n. 5559), rimane nella sostanza estraneo all’apparato amministrativo e posto in diretta connessione unicamente col vertice decisionale, al di fuori di ogni intermediazione.

La valutazione dei dirigenti legali, pertanto, lungi dal poter entrare nel merito della conduzione delle pratiche legali, dovrebbe limitarsi esclusivamente a controllare come il dirigente preposto gestisce le risorse finanziarie destinate dal bilancio a finanziare l’attività dell’ufficio legale.

Il parere della Sezione indirettamente evidenzia come gli uffici legali operino nel cosiddetto ruolo di “staff”: cioè, non svolgono funzioni di amministrazione attiva volte ad utilizzare risorse umane, strumentali e finanziare dell’ente per produrre servizi ricadenti sui cittadini, ma svolge attività autonoma, i cui effetti si producono e restano all’interno dell’ente.

Risulta, tuttavia, eccessivamente intenta ad evidenziare le condizioni di garanzia di indipendenza del ruolo degli avvocati. Ma, non si deve dimenticare che in nessun caso il processo di valutazione della dirigenza può riguardare mai il merito dell’attività gestionale, essendo esclusivamente rivolto a misurare il grado di raggiungimento degli obiettivi. Né la funzione di valutazione comporta una soggezione gerarchica nei confronti dell’organo di valutazione, che a sua volta è autonomo ed agisce in modo indipendente.

L’avvocatura, come qualsiasi struttura lavorativa, deve necessariamente essere sottoposta alle ordinarie procedure di valutazione; spetta a ciascun ente fissare indicatori di misurazione dell’efficienza dell’ufficio tali da non incidere sulle scelte di merito. Per altro, la legge 15/2009 postula il principio che la valutazione deve riguardare tutti i dipendenti, senza alcuna eccezione.

 (lo)