default_mobilelogo

Login

Illegittimi gli incarichi dirigenziali a contratto ai sensi della’rticolo 110 del d.lgs 267/2000 non conseguenti a revoche per acclarata inidoneità dei dirigenti di ruolo o, comunque, a speciali e particolari competenze, oggettivamente non presenti tra i dipendenti. Gli incarichi dirigenziali a contratto a tempo determinato, al pari degli incarichi di collaborazione, possono essere affidati in base a valutazioni di necessità.
Lo ha deciso la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale del Lazio, con la sentenza 16 settembre 2008, n. 1510, secondo la quale i presupposti per l’attivazione dell’articolo 110 del d.lgs 267/2000 sono, nella sostanza, gli stessi che presidiano gli incarichi di collaborazione esterna, previsti dall’articolo 7, comma 6 e seguenti, del d.lgs 165/2001.
E’ un rilevante freno di estremo al ricorso agli incarichi a contratto con cui si pone in essere uno spoil system incontrollato, da cui derivano anche incrementi non trsascurabili delle spese di personale.
La Sezione Lazio ha stigmatizzato il fatto che i contratti a termine siano stati approvato per la sola motivazione di “portare a piena realizzazione il programma con il quale l’amministrazione si è presentata ad ha vinto le elezioni amministrative, per dare così risposte più tempestive e rispondenti alle aspettative della cittadinanza”, dando vita ad un vero e proprio esercizio ad libitum dello spoil system, senza specifiche motivazioni di carattere tecnico o di necessità. Una visione della possibilità di dare incarichi a contratto del tutto distorta: non uno strumento per incrementare, se necessario, il plafond delle professionalità dell’ente, ma un sistema per reclutare, al di fuori di sistemi ordinari, dirigenti sostanzialmente affini all’apparato di governo, in base a scelte slegate del tutto alla verifica di deficit di professionalità in capo ai dirigenti presenti nella dotazione organica di ruolo.
La Sezione Lazio afferma che anche per gli incarichi a contratto occorre che la pubblica amministrazione uniformi i propri comportamenti a criteri di legalità, economicità, efficienza ed imparzialità; dei quali è corollario il pacifico principio secondo il quale occorre assolvere ai compiti istituzionali avvalendosi prioritariamente delle strutture organizzative stabili e del personale a queste preposto.
Di conseguenza, il ricorso ad incarichi esterni deve essere subordinato a condizioni quali la straordinarietà ed eccezionalità delle esigenze da soddisfare, la carenza di personale idoneo, il carattere limitato nel tempo (in questo caso, gli incarichi ai sensi dell’articolo 110 non possono per legge durare oltre il mandato del sindaco).
Nel caso di specie, osserva la sentenza, è mancato ogni riferimento alla straordinarietà dei compiti. Del resto, si può aggiungere, l’esigenza di realizzare il programma politico amministrativo non può essere causa degli incarichi esterni di per sé, considerando che detta esigenza va soddisfatta necessariamente avvalendosi dei dipendenti di ruolo, che hanno questo compito per istituto. La rilevazione di una conclamata carenza di professionalità potrebbe giustificare il ricorso a soggetti esterni; ma nella delibera che ha dato il via agli incarichi a contratto, sottolinea la sentenza, la giunta ha invece qualificato come egregia l’attività dei funzionari revocati. Contestualmente, non sono emerse né effettive deficienze del loro operato, né una particolare connotazione specialistica degli incarichi assegnati.
 
 (lo)

C Conti Lazio 1510 - non incarichi a contratto per conformità politica.htm (64,40KB)