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Procedure comparative sempre obbligatorie per gli incarichi di collaborazione esterna: i regolamenti sull’ordinamento degli uffici e dei servizi non possono escluderle per la sola ragione che essi risultino inferiori ad un determinato importo.

E’ la Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per l’Emilia Romagna, con la deliberazione 18 dicembre 2008, n. 110, ad offrire un’interpretazione piuttosto restrittiva dell’autonomia regolamentare degli enti locali.

Il parere considera ritiene non conforme alla ratio della disciplina normativa la previsione regolamentare di affidamenti diretti, laddove il compenso previsto non sia superiore ad una cifra determinata. E’, dunque, da considerare inderogabile la disposizione contenuta nell’articolo 7, comma 6-bis, del d.lgs 165/2001, il quale prevede che gli incarichi siano preceduti da una procedura comparativa.

Occorre, tuttavia, evidenziare il contrasto tra la tesi sostenuta dalla Sezione Emilia Romagna e la Funzione Pubblica. La circolare 2/2008 di Palazzo Vidoni ha, infatti, rilevato che “le collaborazioni meramente occasionali che si esauriscono in una sola azione o prestazione, caratterizzata da un rapporto “intuitu personae” che consente il raggiungimento del fine, e che comportano, per loro stessa natura, una spesa equiparabile ad un rimborso spese, quali ad esempio la partecipazione a convegni e seminari, la singola docenza, la traduzione di pubblicazioni e simili, non debbano comportare l’utilizzo delle procedure comparative per la scelta del collaboratore, nè gli obblighi di pubblicità”.

Sarebbe, pertanto, possibile fare a meno della procedura comparativa per le prestazioni “meramente occasionali” presupponesti una spesa equiparabile ad un rimborso spese.

La posizione della Corte dei conti è più rigida, perchè anche il modico compenso non giustificherebbe un affidamento diretto. Tuttavia, nel parere, la Sezione lascia ndirettamente intendere che l’incarico intuitu personae può considerarsi ragione per l’affidamento diretto: il che, tuttavia, appare in insanabile contrasto con la rigorosa posizione assunta in merito alla soglia di valore.

Tale posizione, in ogni caso, non appare del tutto persuasiva. Una soglia di compenso plausibile appare essere quella dei 5.000 euro, per una serie di ragioni. In primo luogo, è noto che tale limite di valore, se accompagnato da un impegno lavorativo non superiore a 30 giorni all’anno con lo stesso committente, caratterizza le prestazioni occasionali, ai sensi dell’articolo 61, comma 2, del d.lgs 276/2003. Tale disposizione, essendo l’unica che nell’ordinamento definisce e disciplina le prestazioni occasionali, deve ritenersi applicabile alle pubbliche amministrazioni, anche perché essa fa eccezione alla disciplina del contratto a progetto (invece ritenuta non applicabile alla p.a.) e, pertanto, deve essere considerata norma ad applicazione generale.

In secondo luogo, la soglia dei 5.000 euro è quella al di sotto della quale, in applicazione dell’articolo 1, comma 173, della legge 266/2005, non è necessario inviare alle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti i provvedimenti di conferimento di incarichi esterni; la norma richiama gli incarichi di studio e di consulenza, ma per effetto della legge 133/2008, ormai la fattispecie degli incarichi è univoca, qualsiasi sia l’oggetto concreto del contratto.

Pare coerente con l’intento del legislatore non porre in essere onerosi adempimenti, quali la procedura comparativa, laddove risulti con evidenza che il costo finanziario ed economico sia eccessivo, rispetto al valore del contratto. 

 (lo)

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