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Gli incarichi esterni aventi ad oggetto le prestazione elencate negli allegati IIA e IIB al d.lgs 163/2006 sono prestazioni di servizio, non collaborazioni. Si applica, pertanto, la disciplina del codice dei contratti e non l’articolo 7, comma 6, del d.lgs 165/2001.
Lo chiarisce la Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Calabria, con la deliberazione 23 maggio 2008, n. 144, la quale accoglie, dunque la tesi della prevalenza del d.lgs 163/2006 rispetto al d.lgs 165/2001, quando vi sia da determinare la normativa concorrente da applicare, nel caso delle collaborazioni il cui oggetto ricada negli allegati al codice.
La Sezione Calabria, dunque, accede alla tesi secondo la quale occorre rivedere l’interpretazione tradizionale per la quale il d.lgs 163/2006 non si applicherebbe alle prestazioni d’opera perché caratterizzate dalla personalità e dalla mancanza della qualità imprenditoriale. Secondo i giudici contabili calabresi, occorre fornire una diversa lettura, alla luce del dato normativo comunitario, che non accoglie i criteri discretivi tra prestazione d’opera ed appalto, propri dell’ordinamento civile italiano.
L’articolo 1, comma 2, lettera d), della direttiva CE 18/2004 e l’articolo 3, comma 10, del d.lgs 163/2006, che lo recepisce, forniscono, secondo la Corte dei conti,. una definizione dei servizi pubblici fondata esclusivamente su un carattere oggettivo, che prescinde dalla soggettività giuridica di chi li svolge. Sicchè, sono servizi pubblici, prescindendo dalla qualificazione dell’obbligazione come di mezzi o di risultato, tutte le prestazioni elencate negli allegati IIA e IIB. E tra esse, osserva la Corte dei conti, rientrano moltissime delle tipologie di rapporti tradizionalmente riconducibili alle prestazioni d’opera.
La normativa europea mostra un superamento della disciplina civilistica interna anche in relazione al criterio soggettivo, fornendo un’accezione dell’imprenditore, accolta nell’articolo 3, comma 19, del codice dei contratti, del tutto lata, che non richiede la forma imprenditoriale richiesta dal diritto interno.
Per la Corte dei conti, allora, la necessaria supremazia del diritto comunitario su quello interno porta a concludere che si imponga la diversa nozione che di servizi deriva dal diritto comunitario su quello civilistico italiano.
Di conseguenza, se l’incarico ricade nell’elencazione degli allegati IIA e IIB non solo legittimamente gli enti affidano la prestazione come appalto di servizi, ma come tale il regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi deve prevederla, anche mediante rinvio alla disciplina sugli appalti.
 (lo)

REGOLAMENTO-INCARICHI-CASSANO[1].pdf (96,88KB)