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Da calcolare sull'importo della spesa effettivamente sostenuta l'esercizio finanziario precedente la riduzione della spesa di personale.
E’ la Corte dei conti, Sezione regionale di controllo dell'Abruzzo a chiarirlo, nel parere reso con deliberazione 12 maggio 2008, n. 296/2008.
I magistrati contabili abruzzesi danno atto che l'articolo 1, comma 557, della legge 296/2006 prevede un “concetto vago ed ampio di riduzione” delle spese di personale, determinato, secondo quanto rileva il parere, dalla necessità che il legislatore statale rispetti l'autonomia costituzionalmente riconosciuta alle amministrazioni locali.
La genericità e vaghezza tendenziale del precetto di riduzione delle spese di personale, tuttavia, debbono essere lette con criteri rigorosi. E' pur vero, ammette la Sezione Abruzzo, che gli enti soggetti al patto, nell'esercizio della propria autonomia gestionale valutano le spese da dedicare al personale in rapporto all'organizzazione ed alla loro funzionalità alle esigenze operative ed al miglioramento dei servizi rivolti a terzi.
In ogni caso, però, il parametro di riferimento per la riduzione della spesa deve rapportarsi alla spesa di personale effettivamente sostenuta l'anno precedente.
No, dunque, a criteri che considerino gli impegni di spesa. E largo ad un'interpretazione particolarmente rigida, che impone una riduzione della spesa effettiva di anno in anno.
La lettura fornita dalla Sezione Abruzzo, non l'unica ad esprimersi in tal senso, tuttavia pone alcuni problemi. Infatti, da un lato, il parere conferma che gli enti soggetti al patto non possono escludere dal computo delle spese di personale gli oneri derivanti dalla contrattazione collettiva. Ciò perchè l'articolo 1, comma 557, della legge 296/2006 ha disapplicato l'articolo 1, comma 198, della legge 266/2005.
Secondo i magistrati abruzzesi per garantire una linea di continuità nel computo delle spese di personale “i criteri di calcolo degli aggregati non devono avere soluzioni di continuità rispetto alle regole precedenti, enucleate nello specifico dalla circolare n. 9/2006 del Ministero dell'economia e delle Finanze”. Il che legittimerebbe il computo anche delle spese derivanti dalla contrattazione collettiva.
Ma, non va dimenticato che la circolare 9/2006 è relativa ad un sistema di computo del patto di stabilità totalmente diverso da quello introdotto dalla legge 266/2005 e che è attuativa dell'articolo 1, comma 198 della legge medesima. Risulta oggettivamente difficile ammettere che una norma espressamente disapplicata dalla legge continui a produrre effetti, anche se ciò risulti comodo per la determinazione della serie storica delle spese di personale da ridurre.
Oggettivamente, con la legge 296/2006 la circolare 9/2006 del Ministero dell'economia andava aggiornata e rivista, insieme con una revisione del concetto di spese di personale.

La mancanza di tale elemento, porta a conclusioni operative oggettivamente complicate, come dare attuazione a norme disapplicate, oppure ritenere che la riduzione della spesa di personale avvenga in termini di spesa effettiva ed anno per anno, che significa reintrodurre di fatto una limitazione al turn-over, sia pure per via indiretta. Il problema potrebbe non essere rilevante, visto che si prospetta la reintroduzione del blocco delle assunzioni. Ma una regolamentazione chiara dell'assetto delle spese di personale per gli anni 2007 e 2008 apparirebbe opportuna, con interventi nuovi e chiarificatori da parte del legislatore

 (lo)
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