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Secondo il Tar Puglia-Lecce, le stabilizzazioni prevalgono sull'interesse allo scorrimento delle graduatorie degli idonei a concorsi pubblici e non violano la Costituzione.

I giudici amministrativi pugliesi, con la sentenza della Sezione III 19 gennaio 2008, n. 125 sono tra i primi ad affrontare la compatibilità delle stabilizzazioni con la Costituzione.

La questione affrontata dalla sentenza insorge da un ricorso presentato da dipendenti a tempo determinato di una Asl, risultati idonei in un concorso per l'assunzione a tempo indeterminato di 75 infermieri professionali, che hanno presentato doglianze contro la decisione dell'Asl stessa di stabilizzare alcuni “precari”, occupando così alcuni posti della dotazione organica e pregiudicando la posizione dei ricorrenti.

Il ricorso evidenzia la conflittualità tra la posizione di chi risulti idoneo ad un concorso pubblici e chi disponga dei requisiti per la stabilizzazione, nonché evidenzia dubbi sulla costituzionalità di un processo di assunzione a tempo indeterminato che, oggettivamente, appare quanto meno ellittico rispetto alla regola del concorso pubblico.

Il Tar, però, rigetta i rilievi. I giudici pugliesi sostengono che per le amministrazioni pubbliche è possibile privilegiare le stabilizzazioni, trattandosi di una tipica scelta politica operata, in primo luogo, dalla legge nazionale e, in Puglia, recepita con disposizioni specifiche, valevoli anche per gli enti del Sistema Sanitario Nazionale.

La scelta di avvalersi in via prioritaria della stabilizzazione, per coprire i posti vacanti di livello non dirigenziale non è censurabile. Infatti, osserva la sentenza, coinvolge soggetti che hanno svolto o stanno svolgendo (anche da lunghissimo tempo) attività lavorativa a tempo determinato. Il che costituisce, per altro, un chiaro indizio del possesso di una professionalità, il cui avvalimento è indice di buon andamento dell'azione amministrativa.

A nulla rileva, afferma la sentenza, che ciò vada, necessariamente, a scapito dello scorrimento delle graduatorie concorsuali ancora valide ed efficaci e dell’indizione di nuovi concorsi.

Al di là, infatti, del problema dell'obbligatorietà o meno dello scorrimento delle graduatorie, la discrezionalità politica della scelta di stabilizzare, secondo il Tar, determina una legittima compressione degli interessi contrapposti degli idonei ai concorsi.

Lo stesso legislatore, secondo la sentenza, nel disciplinare l'istituo della stabilizzazione dei precari ha compiuto una scelta di per sé irragionevole. Infatti, ha inteso contemperare una serie di interessi, tutti di rilevanza costituzionale: la regola del concorso pubblico, con la posizione di aspettativa di lavoratori da lungo tempo impiegati in lavori “a termine”, con l'esigenza “aziendale” di non disperdere professionalità acquisite.

La sentenza sottolinea che la regola del concorso pubblico prevista dall'articolo 97, comma 3, non è da considerare assoluta. Infatti, può essere derogata in presenza di situazioni particolari, come l’esigenza di eliminare o almeno ridurre il fenomeno del c.d. precariato.

Per altro, nel caso esaminato dal Tar i precari interessati alla stabilizzazione oggetto del ricorso hanno svolto attività lavorativa per periodi significativi, in favore degli enti del SSN e sono stati assunti a seguito del superamento di procedure lato sensu selettive. Il Tar rileva, per altro, che laddove fossero stati assunti “a chiamata”, cioè senza il superamento di un concorso, dovranno in ogni caso sottoporsi a procedure selettive. Pertanto, la loro stabilizzazione non viola la regola costituzionale del concorso pubblico.

La sentenza non appare del tutto condivisibile, nella parte in cui non tiene in considerazione la circostanza che i “precari” da stabilizzare non hanno sostenuto, né superato, concorsi pubblici per posti a tempo indeterminato. A differenza degli “idonei”, che certo non dispongono del diritto allo scorrimento della graduatoria. Ma, allo stesso modo, non esiste un diritto alla stabilizzazione, essendo una piena facoltà.

Allora, poiché qualsiasi ente che decide di stabilizzare nella realtà decide di avvalersi della facoltà di non coprire con ulteriori concorsi pubblici i posti vacanti della dotazione organica, mettere su un piano di piena parità idonei a concorsi pubblici e “precari”, anzi, dando privilegio a questi, non appare del tutto coerente, perchè basandosi sull'osservazione che l'articolo 97, comma 3, della Costituzione non è una regola assoluta, si giunge al paradosso di considerare prevalente la sua deroga.

 (lo)