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Sono cessazioni le progressioni verticali. Pertanto, gli enti locali non soggetti al patto di stabilità possono considerarle utili per effettuare le assunzioni ai sensi dell'articolo 1, comma 562, della legge 296/2006.

La precisazione viene dalla Corte dei conti, Sezione regionale di controllo della Sardegna, che si è espressa con delibera 11 aprile 2008.

Le progressioni verticali, per la Sezione, sono da considerare cessazione, dal momento che non è rilevante il titolo giuridico della cessazione, che può scaturire da dimissioni, da pensionamenti e, anche dal posto vacante per effetto delle progressioni.

La Sezione Sardegna, in ogni caso, richiama l'attenzione sulla necessità che ciascun ente appartenente al sistema delle autonomie locali rispetti sia il limite del numero delle cessazioni dal servizio avvenute l'anno precedente (comprendendo quelle derivanti da progressioni verticali), sia il rispetto dei limiti di spesa riferiti al 2004.

La tesi prospettata dalla Sezione Sardegna, tuttavia, lascia aperti alcuni dubbi. Infatti, la Funzione Pubblica ha più volte ribadito che son vere e proprie cessazioni sono solo quelle che scaturiscono da cause di interruzione del rapporto di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.

Dalle progressioni verticali non deriva una riduzione del numero dei dipendenti dell'ente: semplicemente alcuni dipendenti verranno inquadrati nella categoria superiore.

Inoltre, le spese di personale, per effetto delle progressioni verticali, aumentano necessariamente. Infatti, col passaggio da una categoria all'altra, il personale interessato restituisce al fondo contrattuale il finanziamento per le posizioni di sviluppo nella categoria di provenienza: pertanto, è il bilancio che finanzia integralmente la nuova spesa, che risulterà superiore, anche se di poco.

Luigi Oliveri

 (LO)

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