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Non si può qualificare come consulenza la figura del curatore museale. Lo chiarisce il parere della Corte dei conti, Sezione regionale del Veneto 4 aprile 2008, n. 009/2008/cons.
In particolare, secondo la magistratura contabile, l’impossibilità di conferire l’incarico esterno di curatore mediante consulenza deriva dall’inconciliabilità con le funzioni del curatore stesso e la prestazione consulenziale.
Questa, come hanno chiarito a suo tempo le Sezioni Riunite della Corte dei conti, con delibera 5/2006, si esplica attraverso la formulazione di pareri, in risposta a quesiti o questioni proposte dall’ente al committente.
Spesso, invece, la consulenza viene confusa con un rapporto continuativo tra committente ed incaricato, anche se l’attività prescinde dalla formulazione dei pareri.
Allo scopo di fugare l’equivoco, la Sezione cerca di definire cosa siano le “collaborazioni”: Si tratta di prestazioni lavorative rese da soggetti esterni agli enti, finalizzate a fornire un apporto necessario al corretto svolgimento dell’attività istituzionale di programmazione o di gestione.
La collaborazione si caratterizza, nella sostanza, è una prestazione lavorativa residuale: non è né uno studio, né una ricerca, né una consulenza: queste fattispecie hanno trovato una chiara individuazione nella deliberazione delle Sezioni Riunite della Corte dei conti 6/2005.
Gli incarichi di studio sono l’esame e la soluzione di problematiche, che si concludono con la consegna alle amministrazioni di una relazione scritta finale, contenente i risultati dello studio e le soluzioni al problema. Gli incarichi di ricerca non differiscono, nella sostanza, da quelli di studio, ma è l’amministrazione conferente a determinare preventivamente il programma di ricerca. Infine, le consulenze, come detto, sono la formulazione di pareri, su questioni specifiche poste dall’ente committente.
Ciò che caratterizza le collaborazioni è la circostanza che sono regolate da contratti che hanno la forma di collaborazione e come oggetto una utilità specifica per l’attività istituzionale e gestionale, non altrimenti ricavabile.
Tale utilità può essere ricavata da collaborazioni occasionali, le quali consistono in prestazioni episodiche, svolte dal collaboratore in modo saltuario e con pronunciata autonomia (manca quasi del tutto il coordinamento), che spesso si concretizzano nel compimento di una sola azione o prestazione, ad esempio una docenza.
Nel caso delle collaborazioni coordinate e continuative vere e proprie, allora, l’utilitas deriva dal compimento di una serie di prestazioni, anche di diversa natura, tutte preordinate ad acquisire un apporto, che deve essere definito in un progetto che espliciti il risultato finale. In questo caso, il coordimamento garantisce che l’esecuzione della prestazione rimanga nei canali del progetto alla base del conferimento.
L’opinione negativa sulla possibilità di affidare la funzione di curatore museale, espressa dalla Corte dei conti, risulta condivisibile, comunque, non solo se configurata come consulenza, ma anche come collaborazione. Appare evidente, infatti, l’intento di mascherare per collaborazione esterna, una funzione operativa propria dell’ente, che va gestita mediante un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato.
 (lo)

 

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