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Ancora vigente il taglio del 10% a gettoni di presenza e indennità di funzione degli amministratori locali, stabilito dalla legge finanziaria per il 2006 (legge n. 266/2005).

E’ destinata a gettare non poco scompiglio negli enti locali la delibera della Corte dei conti - sezioni riunite 3 febbraio 2012, n. 1, che smentisce seccamente precedenti pronunce di alcune sezioni regionali di controllo e della sezione autonomie, secondo le quali, invece, quel taglio avrebbe avuto effetto limitatamente all’anno 2006. 

Le sezioni riunite rigettano l’impostazione della natura di norma “a tempo determinato” dell’articolo 1, comma 54, della legge n. 266/2005, ai sensi del quale “per esigenze di coordinamento della finanza pubblica, sono rideterminati in riduzione nella misura del 10 per cento rispetto all'ammontare risultante alla data del 30 settembre 2005” gli emolumenti spettanti a sindaci, presidenti di provincia, assessori e consiglieri. 

In effetti, non è dato ricavare dalla norma la fissazione espressa di un limite all’arco temporale della sua efficacia. Mentre, per altro verso, le esigenze di contenimento della spesa pubblica e, in particolare, dei “costi della politica”, già nel 2006 all’ordine del giorno, hanno natura continuativa e non circoscritta nel tempo. Infatti, secondo le sezioni riunite, proprio la mancanza di un limite temporale alla vigenza del taglio del 10% a indennità e gettoni della predetta disposizione non può che essere considerata “strutturale” e, dunque, il taglio delle indennità ad effetti continuativi nel tempo; del resto, osservano le sezioni riunite, altre disposizioni della legge n. 266/2005 hanno esplicitato un termine alla propria efficacia, mentre la disciplina del taglio agli emolumenti degli amministratori locali non lo riporta. 

Né, in contrario, possono essere accolte le affermazioni della sezione di controllo per la Toscana, che con delibera n. 11P/2007 aveva motivato la limitata durata nel tempo del taglio a gettoni e indennità per effetto della non modificabilità strutturale delle norme contenute nel D.Lgs. n. 267/2000 (T.U.E.L.), dovuta al suo articolo 1, comma 4. La delibera delle sezioni riunite una volta per sempre priva di ogni valore giuridico la norma citata, spiegando che il “rafforzamento” delle norme del T.U.E.L. da esso previsto ha “valore meramente formale”; al contrario, anche per il D.Lgs. n. 267/2000 “devono trovare applicazione gli ordinari principi che disciplinano la successione nel tempo di fonti aventi pari grado gerarchico all’interno dell’ordinamento”. 

Dunque, l’articolo 1, comma 54, della legge n. 266/2005 ha abbassato del 10% gli importi delle indennità e dei gettoni ed era questa la base di calcolo da considerare in occasione delle ulteriori riduzioni disposte a partire dall’art. 2, comma 25, della legge n. 244/2007 e dall’art. 61, comma 10, del  D.L. n. 112/2008, convertito in legge n. 133/2008. 

Ora, per gli enti locali, lestissimi a suo tempo a recuperare il taglio del 10% sulla base delle pronunce più favorevoli delle sezioni regionali della magistratura contabile, si ritrovano nella necessità di rifare tutti i conteggi e rideterminare gli importi. Inoltre, alla luce delle considerazioni delle sezioni riunite, gli enti dovranno chiedere indietro le somme in più spese a partire dal 2007 o, quanto meno, compensare le spese al momento dell’erogazione di indennità e gettoni nel 2012. E’ evidente, a questo punto, il rischio di un rilevante contenzioso amministrativo.

 (lo)