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Il decreto sulle semplificazioni esclude i servizi finanziari dal campo di applicazione del Codice dei contratti.

Come è noto, l’allegato IIA al punto 6-b), include tra gli appalti ai quali applicare tutte le regole di dettaglio del Codice quelli relativi ai “servizi bancari ed assicurativi”. Ciò da lungo tempo ha cagionato contrasti interpretativi sulla portata della previsione, in quanto, al contrario, ai sensi dell’articolo 19, comma 1, lettera d), sono totalmente esclusi dalla disciplina del Codice dei contratti gli appalti “concernenti servizi finanziari relativi all'emissione, all'acquisto, alla vendita e al trasferimento di titoli o di altri strumenti finanziari, in particolare le operazioni di approvvigionamento in denaro o capitale delle stazioni appaltanti, nonché i servizi forniti dalla Banca d'Italia”.

Il decreto sulle semplificazioni, adesso, modifica l’articolo 20, comma 2, del D. Lgs. n. 163/2006 che nella nuova stesura stabilisce: “Salvo quanto previsto dall’articolo 19, comma 1, lettera d), gli appalti di servizi elencati nell’allegato II A sono soggetti alle disposizioni del presente codice”.

In questo modo, con la novellazione dell’articolo 20, comma 2, si precisa che resta ferma l’esclusione dei servizi finanziari dal campo di applicazione del codice. Dunque, le stazioni appaltanti debbono solo applicare i principi generali di buon andamento ed imparzialità per selezionare le imprese alle quali rivolgersi per ottenere prestiti e gestione di titoli.

La novella non ha effetto sui “servizi bancari”, che restano nell’ambito di applicazione del Codice. Pertanto, il decreto semplificazioni non modifica l’assetto degli appalti per l’acquisizione del servizio di tesoreria.

In ogni caso, anche il servizio di tesoreria non deve essere assoggettato a tutte le regole di dettaglio disposte dal Codice. Come ha chiarito di recente il Consiglio di stato, sezione V, con sentenza 6 giugno 2011, n. 3377, il servizio di tesoreria, visto che non prevede il pagamento di alcun prezzo da parte dell’Amministrazione, è da inquadrare non come appalto, ma come concessione di servizi. Infatti, l’istituto bancario assume integralmente il rischio della gestione ed ottiene la remunerazione in via esclusiva con le tariffe ed i prezzi ai propri clienti.

Il servizio di tesoreria è, dunque, disciplinato dall’articolo 30 del D. Lgs. n. 163/2006, dedicato alle concessioni di servizi, che come gli appalti indicati nell’allegato IIB al Codice, non sono regolate dalla disciplina di dettaglio del Codice stesso. L’articolo 30, comma 1, del D. Lgs. n. 163/2006 è chiarissimo: “Salvo quanto disposto nel presente articolo, le disposizioni del codice non si applicano alle concessioni di servizi”. In effetti, ai fini della scelta del concessionario, gli enti debbono applicare i principi discendenti dal Trattato U.E. quali trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento, proporzionalità; la selezione può avvenire con una gara informale a cui invitare almeno cinque concorrenti.

 (lo)