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Illegittime le assunzioni di dirigenti a tempo determinato, se privi di laurea. La Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Basilicata, col parere 21 giugno 2011, n. 14 illustra efficacemente le ragioni della necessità della laurea, rigettando la contrastante tesi, secondo la quale l’interpretazione letterale della prima parte dell’articolo 19, comma 6, del d.lgs 165/2001 consentirebbe di assumere come dirigenti extra ruolo persone prive della laurea.

La norma consente di conferire gli incarichi a contratto “a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale, non rinvenibile nei ruoli dell'Amministrazione, che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali”. Secondo l’erronea tesi proposta da molti, poiché il citato periodo dell’articolo 19, comma 6, non fa espresso riferimento al possesso della laurea si potrebbe, allora, supporre la legittimità di un’assunzione di dirigente a contratto di soggetti non laureati, purché sussistano gli altri requisiti. Del resto, sostiene la tesi, poiché nell’impiego privato la laurea non è essenziale ai fini della qualifica dirigenziale, sarebbe eccessivo chiedere detto titolo.

L’interpretazione letterale della prima parte del comma 6, secondo le teorie “amplietive”, fonderebbe un’ alternativa tra la “qualificazione professionale”, particolare e comprovata, acquisibile con esperienza “sul campo” e il possesso del titolo di studio.

Il parere della Sezione è di avviso totalmente contrario, a partire dalla sottolineatura dell’insufficienza di un’esegesi fondata sul solo dato letterale di una sola parte dell’articolo 19, comma 6. Occorre, invece, una lettura sistematica e coerente della normativa.

Il parere ricorda che già a suo tempo “la Sezione del controllo di legittimità su atti del Governo, nell’adunanza congiunta del I e II Collegio del 9 gennaio 2003, con la delibera n. 3/2003 del 9 gennaio 2003, ha ricusato il visto del provvedimento di nomina a dirigente di seconda fascia di un soggetto esterno al ruolo per mancanza del titolo adeguato di studio”.

Il perché è evidente: il legislatore ha consentito l’immissione nella dirigenza pubblica anche di soggetti esterni che fossero stati in precedenza privi della qualifica di dirigenti pubblici nell’intento di acquisire professionalità estranee, ma tali da offrire qualità professionali aggiuntive e in ogni caso non minori rispetto ai già elevati requisiti previsti per l’assunzione dei dirigenti pubblici. Non avrebbe alcuna razionalità, dunque, consentire l’ingresso nella dirigenza pubblica di soggetti con requisiti inferiori a quelli che si richiederebbero in un concorso. Specie perché l’articolo 19, comma 6, intende rimediare alla situazione, che dovrebbe risultare del tutto straordinaria, di carenza di professionalità interne.

 (lo)