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Anche la spesa per collaborazioni esterne di addetti stampa e portavoce rientra nella spesa da tagliare dell’80% rispetto al 2009, ai sensi dell’articolo 6, comma 7, del D. L. n. 78/2010, convertito in legge n. 122/2011.

Lo chiarisce la Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Lombardia, col parere 28 febbraio 2011, n. 111. Ai sensi dell’articolo 6, comma 7, citato, al fine di valorizzare le professionalità interne alle amministrazioni, a decorrere dall'anno 2011 la spesa annua per studi ed incarichi di consulenza sostenuta dalle pubbliche amministrazioni non può essere superiore al 20% di quella sostenuta nell'anno 2009.

Secondo la Sezione, dunque, gli “incarichi” di cui si occupa l’articolo 6, comma 7, sono qualsiasi genere di collaborazione. La norma, letteralmente, parla di incarichi di “studio” e di “consulenza”. In effetti, né le funzioni del portavoce, né quelle dell’addetto stampa, specificamente indicate dagli articoli 7 e 9 della legge n. 150/2000, sono qualificabili come attività di studio o consulenza. Tali soggetti pongono in essere funzioni operative nel settore della comunicazione, rientranti, dunque, in una vera e propria collaborazione, ammessa espressamente dalla citata legge n. 150/2000, come forma di connessione con l’ente pubblico.

Indirettamente, il parere n. 111/2011 dimostra che l’articolo 6, comma 7, della legge n. 122/2010 deve considerarsi riferito alla spesa riguardante qualsiasi tipo di incarico esterno, non potendosi circoscriverla alle sole attività di studio e consulenze.

Gli enti, dunque, per garantire il funzionamento dell’attività degli uffici stampa devono scegliere se applicare alle spese connesse agli incarichi di collaborazione degli addetti e dei portavoce il taglio lineare dell’80% della spesa rispetto al 2009; oppure, mantenere invariato il costo, da computare comunque nel complesso delle spese per incarichi e consulenze e, di conseguenza, ridurre tutte le altre spese di questo tipo, così da rispettare il tetto imposto dalla manovra economica estiva del 2010.

Secondo la Sezione Lombardia, al contrario non sono da tagliare le spese finalizzate alla produzione, stampa e distribuzione del giornalino comunale, finalizzate a far conoscere le modalità di erogazione dei servizi pubblici ai cittadini.

 

 

 

 

 (lo)