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E’ limitata all’8% la percentuale di dirigenti a contratto acquisibili dagli enti locali, per effetto della riforma-Brunetta, che però lascia in piedi l’articolo 110, comma 2, del d.lgs 267/2000. Così si sono espresse le Sezioni Riunite della Corte dei conti con i pareri 8 marzo 2011, n. 12, 13 e 14.

Le prime due deliberazioni delle Sezioni Riunite escludono, dunque, l’ulteriore possibilità di applicare l’articolo 110, comma 1, del Tuel, ai sensi del quale era possibile coprire il 100% dei posti della dotazione organica dirigenziale con dirigenti “esterni”.

Con un ragionamento per la verità un po’ contraddittorio, le Sezioni Riunite sostengono, da Infatti, l’articolo 19, commi 6 e 6-ter, del d.lgs 165/2001 è direttamente applicabile anche alle amministrazioni locali in quanto disposizione di principio e, come tale, direttamente operativa per tutte le amministrazioni.

Inoltre, secondo le Sezioni Riunite, la diretta applicabilità agli enti locali dell’articolo 19, comma 6, del d.lgs 165/2001 è confermata da quanto ha sancito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 324/2010, la quale, eliminando ogni residua incertezza, ha ritenuto applicabile immediatamente e direttamente le citate norme sia nell’ordinamento delle Regioni sia in quello degli enti locali, cui spetta pertanto un corrispondente obbligo di adeguamento.

Scopo del d.lgs 150/2009, coerente con la giurisprudenza costituzionale, è garantire la corretta attuazione del principio di distinzione tra politica e gestione, limitando quanto più possibile la dirigenza fiduciaria. Pertanto, è coerente col sistema l’applicazione anche agli enti locali della restrittiva percentuale dell’8% della dotazione organica, per l’attivazione di incarichi dirigenziali a tempo determinato non di ruolo, considerando che la contrattazione collettiva di comparto non prevede la distinzione tra dirigenza di prima e di seconda fascia.

Secondo le Sezioni Riunite, invece, sopravvive la possibilità di assegnare incarichi dirigenziali extra dotazione organica, ai sensi dell’articolo 110, comma 2, del d.lgs 165/2001.

Infatti, spiega il parere 14/2011, la disciplina di tale secondo comma dell’articolo 110 appare diversa: essa risulta volta a sopperire ad “esigenze gestionali straordinarie che, sole, determinano l’opportunità di affidare funzioni, anche dirigenziali, extra dotationem e quindi al di là delle previsioni della pianta organica dell’ente locale che, invece, cristallizza il fabbisogno ordinario di risorse umane”.

L’articolo 110, comma 2, dunque, sarebbe un peculiare strumento di valorizzazione dell’autonomia organizzativa degli enti locali, in grado di calibrare in modo flessibile la struttura organizzativa, il che appare particolarmente utile per gli enti di minori dimensioni.

Le Sezioni Riunite, ancora, sottolineano che l’articolo 19, comma 6, del d.lgs 165/2001 non si può sovrapporre alla differente disciplina dell’articolo 110, comma 2, che contiene, per altro, già in sé un sistema di contenimento dei dirigenti extra dotazione. Le due norme, pertanto, non sarebbero incompatibili tra loro.

 (lo)