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Illuminazione votiva e iscrizione all'albo ex art. 53 D.Lgs. 446/1997
 
L'attività di illuminazione votiva nei cimiteri rientra nella categoria delle concessioni di pubblico servizio e non di lavori pubblici, avendo quest’ultima eventuale componente natura accessoria e non deve essere richiesto il requisito di iscrizione all’albo di cui all’articolo 53 del D. Lgs. 446/1997.
E’ quanto afferma l’A.V.C.P. nel parere n. 214 del 2 dicembre 2010.
Il comune di Riffredo (CN) aveva bandito una gara per la concessione del servizio di illuminazione votiva nel cimitero comunale – Importo presunto € 70.000,00 (settantamila/00). La lex specialis non contemplava il requisito di iscrizione all’albo di cui all’art. 53 del D. Lgs. n. 446/1997.
Un operatore economico ha esposto di aver partecipato alla procedura di gara per l’affidamento della concessione in oggetto e ha contestato la disposta aggiudicazione provvisoria in favore di altro operatore economico, in quanto lo stesso ha omesso di dichiarare di essere iscritto anche all’albo dei soggetti abilitati ad effettuare attività di riscossione delle entrate comunali ex art. 53 del D. . n. 446/97. Tale dichiarazione – non prevista dalla lex specialis – secondo l’istante è da ritenersi necessaria a fronte della seconda parte di attività oggetto di concessione, cioè la riscossione dei canoni annui di illuminazione votiva e di allacciamento delle utenze, ovvero di un’entrata patrimoniale del Comune e da questi appositamente disciplinata.
Partendo da questi due elementi l’A.V.C.P. trae lo spunto per affrontare la problematica dell’inquadramento del servizio di illuminazione votiva e dell’attività di riscossione.
In tale contesto, il servizio costituito dall'illuminazione votiva del cimitero comunale si risolve in un servizio pubblico, in quanto assunto dal Comune e mirante a soddisfare il sentimento religioso e la pietas di coloro che frequentano il cimitero, consentendo di realizzare fini sociali e promuovere lo sviluppo civile della comunità locale ai sensi dell'art. 112 del D. Lgs. 18 agosto 2000 n. 267 e s.m.
La qualificazione dell’attività in questione è stata oggetto di approfondimento anche a livello giurisprudenziale, dove si è statuito che l'illuminazione elettrica votiva di aree cimiteriali da parte del privato costituisce oggetto di concessione di servizio pubblico locale a rilevanza economica e fruizione individuale perché richiede che il concessionario impegni capitali, mezzi e personale da destinare ad un'attività economicamente rilevante in quanto suscettibile, almeno potenzialmente, di generare un utile di gestione e, quindi, di riflettersi sull’assetto concorrenziale del mercato di settore (cfr., ad es. Consiglio di Stato, Sez. V, 5 dicembre 2008, n. 6049).
La qualificazione emergeva in precedenza dal D.M. 31 dicembre 1983, che ricomprendeva tra i c. d. servizi pubblici a domanda individuale proprio quello di illuminazione votiva, e risulta oggi confermata dalla norma generale sancita dall' art. 172, co. 1, lett. e), T.U.E.L. che impone di allegare al bilancio di previsione, fra gli altri documenti, le deliberazioni con le quali sono determinati le tariffe per i servizi locali, nonché per quelli a domanda individuale, nonché i tassi di copertura in percentuale del costo di gestione dei servizi stessi.
In questi casi emerge il tratto distintivo della concessione di pubblico servizio che è dato:
a) dall'assunzione del rischio legato alla gestione del servizio quale modalità di remunerazione dell'attività del prestatore (cfr., da ultimo, Corte di Giustizia CE, 18 luglio 2007, C-382/05);
b) dalla circostanza che il corrispettivo non sia versato dall'amministrazione, come nei contratti di appalto di lavori, servizi e forniture la quale, anzi, percepisce un canone da parte del concessionario (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 5 giugno 2006, n. 3333);
c) dalla diversità dell'oggetto del rapporto, che nella concessione di servizi è trilaterale (coinvolgendo l'amministrazione, il gestore e gli utenti), mentre nell'appalto è bilaterale (stazione appaltante - appaltatore).
Conseguentemente, la contestata attività di riscossione concerne il corrispettivo della gestione del servizio da inquadrare nel predetto ambito concessorio, non la gestione del diverso ambito di attività di riscossione di tributi comunali, cui si riferisce l’invocato art. 53 del D. Lgs. n. 446/1997, a tenore del quale “Presso il Ministero delle finanze è istituito l'albo dei soggetti privati abilitati ad effettuare attività di liquidazione e di accertamento dei tributi e quelle di riscossione dei tributi e di altre entrate delle province e dei comuni”.
Petanto la funzione dell'albo di cui al citato art. 53 del D. Lgs. n. 446/1997 appare tesa a garantire l'affidabilità di soggetti privati incaricati di ingerirsi in modo rilevante nelle attività amministrative e contabili degli enti locali dedicate al reperimento delle entrate, e pertanto l'iscrizione può essere considerata necessaria solo se sono attribuite a soggetti terzi potestà tipicamente pubblicistiche, quali la determinazione dell’ammontare del credito, la verifica dei presupposti per la riscossione e l’utilizzo della procedura di riscossione coattiva (in tal senso cfr. T.A.R. Lombardia, Brescia, 14 ottobre 2005, n. 986). Diversamente, nel caso in oggetto, l’attività di riscossione concerne la mera gestione e non la determinazione del corrispettivo per la gestione del servizio, da inquadrare nel predetto contesto concessorio. Pertanto, la mancata previsione nella lex specialis del requisito di iscrizione all’albo di cui all’art. 53 del D. Lgs. n. 446/1997  è, secondo l’A.V.C.P., conforme alla normativa vigente di settore.


 (sp)