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La Corte dei conti, sezione regionale di controllo del Veneto, boccia la possibilità di assumere dirigenti a tempo determinato senza laurea, anche se in staff al sindaco.

Col parere 23 novembre 2010, n. 275 la magistratura contabile inferisce un altro colpo allo <spoil system> all’italiana e chiude definitivamente le porte alla prassi piuttosto diffusa di attribuire incarichi dirigenziali a soggetti privi di laurea risolvendo una questione che avrebbe dovuto considerarsi chiusa da tempo. Infatti, la normativa da sempre, prima ancora della vigenza del d. lgs. n. 150/2009 non consente di attribuire incarichi dirigenziali a personale privo di laurea.

Dunque, sono da considerare illegittimi incarichi dirigenziali a tempo determinato a soggetti privi della laurea. I sindaci non dispongono del potere di assegnare incarichi dirigenziali a soggetti estranei ai ruoli, sulla base della sola particolare “esperienza professionale”.

La Sezione Veneto riafferma l’avvenuta disapplicazione dell’articolo 110 del d. lgs. n. 267/2000, cagionata dalla previsione contenuta nell’articolo 19, comma 6-ter, del d. lgs. n. 165/2001, che ha esteso espressamente anche agli enti locali la disciplina contenuta nel precedente comma 6.

Pertanto, gli enti locali, ai fini della possibilità di attribuire incarichi dirigenziali a tempo determinato non possono che applicare l’articolo 19, comma 6. Il che determina principalmente la conseguenza di determinare, finalmente, in modo chiaro un tetto alla provvista di dirigenti esterni, nella misura dell’8%, come unanimemente ormai la magistratura contabile assume.

In secondo luogo, le amministrazioni debbono necessariamente individuare i soggetti qualificati secondo le previsioni dei tre gruppi di professionalità individuate dal comma 6. Le quali richiedono tutte necessariamente il possesso della laurea, compresa la seconda tipologia, riferita a coloro i quali “abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio, anche presso amministrazioni statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli incarichi, in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza”. Il parere mette correttamente in evidenza che l’esperienza professionale non si sostituisce, ma si aggiunge necessariamente alla formazione universitaria e postuniversitaria.

Né il parere della Corte dei conti, sezione regionale di controllo della Lombardia, 24 giugno 2010, n. 702, osta alla necessità della laurea per i dirigenti esterni. Infatti, tale parere era riferito esclusivamente a comuni di piccole dimensioni, non dotati di dirigenza, quindi una situazione diversa rispetto a quella posta all’attenzione della Sezione Veneto.

La quale nega spazio alla possibilità di incaricare dirigenti a contratto sia pure nell’ambito di maggiore fiduciarietà, caratterizzante il rapporto tra organo di governo e suo staff. La “fiducia” non può sostituirsi al possesso dei requisiti, necessari per accedere alla dirigenza.

Insomma,  per accedere alla dirigenza occorre la laurea, qualunque sia la destinazione: uffici di staff o di gestione.

 (lo)