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La circolare 16 novembre 2011 n. 0096618 di protocollo della Ragioneria generale dello Stato in merito all’applicazione dell’articolo 9, comma 4, del d.l. 78/2010, convertito in legge 122/2010 cerca di risolvere è la questione del superamento del limite del 3,2% alla crescita stipendiale dei dipendenti pubblici, posto dalle leggi finanziarie negli anni 2008 e 2009.

L’articolo 9, comma 4, della manovra estiva in proposito dispone: “i rinnovi contrattuali del personale dipendente dalle pubbliche amministrazioni per il biennio 2008-2009 ed i miglioramenti economici del rimanente personale in regime di diritto pubblico per il medesimo biennio non possono, in ogni caso, determinare aumenti retributivi superiori al 3,2 per cento. La disposizione di cui al presente comma si applica anche ai contratti ed accordi stipulati prima della data di entrata in vigore del presente decreto; le clausole difformi contenute nei predetti contratti ed accordi sono inefficaci a decorrere dalla mensilità successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto; i trattamenti retributivi saranno conseguentemente adeguati”. Sembra una regola di portata generale, ma come chiarisce la circolare della Ragioneria è, invece, limitata ai soli comparti regioni-autonomie locali e sanità. Infatti, i contratti collettivi nazionali del 2009 di tali comparti hanno introdotto la facoltà di incrementare la parte variabile dei fondi della contrattazione decentrata e solo per l’anno 2009, in modo da destinare le risorse ai risultati ottenuti, in conseguenza di progetti di miglioramento.

Per la Ragioneria la norma determina un “limite di crescita retributiva”, sicchè agli enti interessati è fatto divieto di pagare gli emolumenti ai propri dipendenti utilizzando le risorse impegnate avvalendosi della facoltà di incrementare le risorse decentrate.

La Ragioneria generale dello Stato cerca, evidentemente, di dare effettività all’obiettivo di contenimento della spesa di personale, che pervade l’articolo 9, comma 4, della manovra estiva, il cui scopo è evitare “aumenti retributivi” superiori al 3,2%.

Le conclusioni della circolare, tuttavia, non appaiono convincenti sotto due aspetti. Aumenti retributivi, in  primo luogo, sono gli incrementi alla retribuzione, fissi e continuativi. Restando al comparto enti locali, l’articolo 4 del Ccnl 31.7.2009 non ha previsto “aumenti retributivi”, ma solo la possibilità una tantum di incrementare le risorse destinate al risultato, in una logica che aveva anticipato i tempi della riforma-Brunetta, con la quale la circolare appare oggettivamente in conflitto. Tanto più che la possibilità per gli enti locali di incrementare le risorse variabili destinate al risultato è prevista espressamente nell’articolo 40, comma 3-quinquies del d.lgs 165/2001.

Meno comprensibile è, in secondo luogo, la conclusione tratta dalla Ragioneria circa gli effetti dell’articolo 9, comma 4. La circolare indica che l’inefficacia dei contratti a decorrere dal mese di giugno 2010 fa scattare la “conseguente impossibilità, a decorrere da tale data, di erogare i predetti emolumenti anche con riferimento alle somme che, pur stanziate, non siano state ancora corrisposte. Resta comunque escluso, in quanto non previsto dalla norma, il recupero degli emolumenti allo stesso titolo eventualmente già corrisposti”. Dunque, i contratti sono privati d’efficacia, ma chi ha pagato, nonostante la conclamata inefficacia delle norme, non ha problemi. Gli enti che per qualsiasi ragione non siano riusciti a pagare entro maggio 2010, invece, non potrebbero più provvedere. Nonostante nel 2009 avessero introdotto le nuove risorse allo scopo di incentivare la produttività e nonostante i dipendenti avessero adeguato l’impegno alle maggiori possibilità di premio, che oggi sono negate.

Una sperequazione tra enti, ma tra dipendenti, legata ad un fattore non oggettivo, il tempo di pagamento che assume rilievo maggiore della legittimità o meno dell’incremento. Né la legge, né la circolare, infatti, chiariscono come sia possibile che se l’incremento superiore al 3,2% non sia consentito, laddove comunque si sia posto in pagamento prima di una certa data, esso comunque non comporta conseguenze.

 (lo)

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