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Legittima costituzionalmente l’estensione ad enti locali e regioni della disciplina degli incarichi a contratto, contenuta nell’articolo 19, comma 6, del d.lgs 165/2001.
La sentenza della Corte costituzionale 12 novembre 2010, n. 324 dichiara infondate le questioni di legittimità costituzionale poste dalle regioni Piemonte, Toscana e Marche, in merito all’articolo 40, comma 1, lettera f), del d.lgs 150/2009, nella parte in cui ha introdotto nell’articolo 19 del d.lgs 165/2001 il comma 6-ter.
Tale disposizione, prevede che i commi precedenti 6 e 6-bis del citato articolo 19 si applicano anche alle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, sempre del d.lgs 165/2001 e, dunque, anche a regioni ed enti locali.
Le regioni ricorrenti avevano lamentato la violazione degli articoli 76, 117, comma 3 e 4, e 119 della Costituzione, ritenendo che la norma introdotta dalla riforma-Brunetta avrebbe leso la potestà legislativa generale e residuale delle regioni, estesa, a loro giudizio, all’organizzazione ed alle modalità di reclutamento del personale regionale e degli enti locali. Dunque, una legge statale non avrebbe potuto fissare e certamente non col dettaglio dell’articolo 19, comma 6, del d.lgs 165/2001 l’acquisizione di dirigenti a tempo determinato non appartenenti ai ruoli.
La Consulta ha totalmente rigettato l’impostazione delle regioni ricorrenti, evidenziando che il legislatore statale ha correttamente esercitato la propria potestà legislativa, trattandosi di una normativa riconducibile alla materia dell’ordinamento civile. L’articolo 117, comma 2, lettera l), della Costituzione attribuisce, infatti, alla competenza legislativa esclusiva dello Stato appunto la materia dell’ordinamento civile. E il conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti esterni si determina, spiega la sentenza 324/2010 attraverso “la stipulazione di un contratto di lavoro di diritto privato. Conseguentemente, la disciplina della fase costitutiva di tale contratto, così come quella del rapporto che sorge per effetto della conclusione di quel negozio giuridico, appartengono alla materia dell’ordinamento civile”.
La sentenza della Consulta rileva che l’articolo 19, comma 6, del d.lgs 165/2001 non riguarda né procedure concorsuali pubblicistiche per l’accesso al pubblico impiego, né la scelta delle modalità di costituzione di quel rapporto giuridico.
Sicchè, non c’è violazione degli articoli 117, commi 3 e 4, e 119 della Costituzione, proprio perchè perché la norma impugnata dalle regioni non attiene a materie di competenza concorrente (coordinamento della finanza pubblica) o residuale regionale (organizzazione delle Regioni e degli uffici regionali, organizzazione degli enti locali).
La decisione della Consulta non può non confermare la disapplicazione dell’articolo 110, commi 1, 2 e 5, del d.lgs 267/2000. Il comma 1 risulta del tutto incompatibile con l’articolo 19, comma 6, perché non prevede alcuna limitazione percentuale all’incarico di dirigenti a tempo determinato. L’estensione dell’articolo 19, comma 6, invece impone di rispettare il limite massimo agli incarichi, che a questo punto non può non coincidere con l’8% relativo ai dirigenti di seconda fascia, poiché il limite del 10%, riguardante esclusivamente poche centinaia di dirigenti dello Stato di prima fascia, non può estendersi all’ordinamento locale.
A sua volta, il comma 2 dell’articolo 110 deve considerarsi del tutto abolito: esso, infatti, a differenza dell’articolo 19, comma 6, prevede l’acquisizione di dirigenti a tempo determinato oltre i limiti della dotazione organica. Anche il comma 5, ai sensi del quale il rapporto di lavoro dei dipendenti degli enti locali si risolve di diritto, non può considerarsi operante, rispetto all’estensione anche all’ordinamento locale dell’articolo 19, comma 6, per effetto del quale, invece, scatta l’aspettativa d’ufficio.

 (lo)