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Le pubbliche amministrazioni sono obbligate ad espletare le procedure di mobilità volontaria, prima di espletare i concorsi, ma a tale obbligo non corrisponde un diritto all'assunzione da parte dei dipendenti interessati.

La riforma-Brunetta, cioè il d.lgs 150/2009, ha reso maggiormente vincolante l'obbligo delle amministrazioni di attivare le disposizioni dell'articolo 30 del d.lgs 165/2001, il quale impone di far precedere l'attivazione dei concorsi pubblici dalla procedura di mobilità tra enti.

L'interpretazione combinata dei commi 1 e 2-bis dell'articolo 30 citato rivela che vi sono due tipologie di procedure di mobilità. Una prima, quella disciplinata solamente dal comma 1, riguarda la copertura dei posti vacanti della dotazione organica che ciascun ente abbia stabilito di effettuare appunto con la mobilità. La seconda, invece, riguarda l'obbligo di escutere il tentativo di procedere alla mobilità, prima di attivare la successiva fase concorsuale.

Se è corretto sostenere che l'articolo 30 fondi il dovere di attivare la procedura di mobilità, per altro nel rispetto delle formalità di evidenza pubblica ivi previsti, erroneo sarebbe ritenere che per gli enti risulti altrettanto obbligatorio assumere mediante la mobilità e, di conseguenza, considerare sussistente un diritto all'assunzione da parte dei dipendenti pubblici potenzialmente interessati.

La mobilità è una modalità di reclutamento del tutto particolare. L'amministrazione pubblica che attiva la mobilità non si obbliga, infatti, a stipulare il contratto di lavoro con il dipendente dell'amministrazione di provenienza, bensì a negoziare la possibile cessione del contratto.

Insomma, l'articolo 30 del d.lgs 165/2001 fonda un obbligo a contrattare, ma non a stipulare. In altre parole, le amministrazioni sono tenute ad attivare la procedura pubblica tendente a verificare in primo luogo se vi sia qualche dipendente pubblico interessato a giungere in mobilità (sempre che l'amministrazione di appartenenza l'autorizzi); non è, tuttavia, detto che a seguito della selezione e, comunque, negoziazione col dipendente pubblico che abbia risposto all'avviso le parti si vengano incontro. L'ente rimane libero di considerare non congruente la professionalità del lavoratore col fabbisogno o, comunque, di manifestare un avviso negativo circa la costituzione del rapporto di lavoro. Naturalmente a patto di esplicitare in maniera adeguata le ragioni della scelta finale.

Il dipendente, dunque, non può vantare un diritto all'assunzione, ma solo al rispetto dei principi di correttezza e buona fede nelle trattative e all'imparzialità nell'applicazione dei criteri di valutazione che è opportuno specificare molto bene nel regolamento di organizzazione e comunque nell'avviso pubblico che avvia la procedura.

Inoltre, il dipendente interessato deve possedere esattamente i requisiti di status che l'ente, soprattutto quando attiva la procedura di mobilità quale presupposto di legittimità del successivo concorso, è libero di determinare con l'avviso. Un dipendente, cioè, in possesso di una posizione economica di valore superiore a quella fissata dall'avviso non può pretendere di ottenere il trasferimento, in quanto l'ente si ritroverebbe ad affrontare una maggiore spesa rispetto a quella programmata.

Che le amministrazioni non siano obbligate a concludere la procedura di mobilità con l'assunzione lo dimostra proprio il comma 2-bis dell'articolo 30 del d.lgs 165/2001, ai sensi del quale la procedura di mobilità è un presupposto di legittimità del successivo concorso. Se il legislatore avesse inteso obbligare ad assumere attraverso la mobilità non avrebbe, evidentemente, consentito di svolgere successivamente la procedura concorsuale.

L'amministrazione rimane obbligata ad assumere utilizzando lo strumento della mobilità (non necessariamente all'esito della specifica procedura di mobilità, che può risultare infruttuosa per inidoneità dei candidati) per quelle quote di copertura dei posti vacanti della dotazione che la programmazione triennale riservi a tale istituto. Ma, ovviamente, le amministrazioni restano libere di modificare il programma triennale e, dunque, di trasformare la mobilità da modalità obbligatoria di copertura del posto vacante in presupposto di legittimità, necessario solo nella procedura, eventuale nell'esito, ai fini del successivo concorso.

 (lo)

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