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Introdotta una nuova ipotesi di aspettativa per i dipendenti pubblici, finalizzata a consentire loro di avviare attività lavorative di altra natura.

E’ l’articolo 18 del collegato lavoro che prevede la possibilità (rimane, ovviamente, una facoltà per l’ente accogliere o meno le istanze) di collocare i dipendenti in aspettativa senza assegni e senza decorrenza dell’anzianità di servizio, per un periodo massimo di dodici mesi: in questo lasso di tempo, gli interessati potranno anche avviare attività professionali e imprenditoriali, senza che si determino, ovviamente, cause di incompatibilità. Le amministrazioni possono concedere l’aspettativa tenuto conto delle esigenze organizzative, previo esame della documentazione prodotta dall’interessato.

Intento non tanto recondito della disposizione è, evidentemente, favorire un “esodo” volontario dal lavoro pubblico verso il lavoro privato, permettendo ai dipendenti interessati a nuove e diverse esperienze di lavoro di dedicarsi a tempo pieno alle nuove attività.

Allo scadere del periodo di aspettativa, in capo ai dipendenti interessati scatterà l’obbligo di scegliere se proseguire nell’attività privata avviata durante l’aspettativa, o rientrare nei ruoli dell’ente di appartenenza: infatti, l’inapplicabilità delle norme sull’incompatibilità di cui all’articolo 53 del d.lgs 165/2001 perdura solo fino al periodo concesso di aspettativa.

La norma può rivelarsi particolarmente utile per quei dipendenti con orario di lavoro a tempo parziale al di sotto del 50% del tempo pieno, i quali hanno chiesto ed ottenuto tale tipologia di part-time, nella maggior parte dei casi, allo scopo di poter svolgere ulteriori attività lavorativa, oltre a quella condotta con l’ente di appartenenza. Un periodo di aspettativa come quello consentito dal collegato permetterebbe loro di valutare meglio, con la prova concreta sul campo, la possibilità di fare il passo decisivo verso lo svolgimento di un lavoro interamente in proprio e non più alle dipendenze di amministrazioni pubbliche.

Ciò potrebbe contribuire alla diminuzione del personale pubblico e al contenimento dei costi del personale, obiettivo fondamentale di tutte le riforme attivate dal legislatore.

 (lo)

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