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Non è applicabile l’articolo 76, comma 5, della legge 133/2008 in assenza del Dpcm attuativo. Pertanto, nelle more dell’adozione del decreto, le amministrazioni locali non hanno l’obbligo di ridurre l’incidenza della spesa di personale sul totale delle spese correnti.

Lo chiarisce la deliberazione 3/2010 della Corte dei conti, Sezione Autonomie, che dirime definitivamente una questione che si protrae da oltre un anno.

Infatti, a partire dal parere 8 ottobre 2008, n. 120/2008/PAR, espresso dalla Sezione regionale di controllo del Veneto molte sezioni regionali avevano sostenuto esattamente il contrario: cioè, che la disposizione dell’articolo 76, comma 5, dovesse considerarsi immediatamente operativa, anche in assenza del Dpcm.

La delibera della Sezione Autonomie appare estremamente rilevante, perché espressamente adottata allo scopo di coordinare le varie interpretazioni espresse dalle sezioni regionali di controllo, in quasi un anno e mezzo. La Sezione, contraddicendo le tesi eccessivamente restrittive espresse in questi mesi, afferma che dell’articolo 76 si applichi, in mancanza del Dpcm, solo il comma 7, che pone il divieto di effettuare assunzioni a qualsiasi titolo nei confronti degli enti nei quali l’indice delle spese di personale su quelle correnti sia uguale o superiore al 50%.

Ostavano, in effetti, anche a prescindere dalla comunque opportuna delibera 3/2010, alle visioni eccessivamente restrittive alcune semplici considerazioni. Il Dpcm ha il compito di definire i parametri e criteri di virtuosità, ai quali correlare “obiettivi differenziati di risparmio”. Dunque, attualmente la norma non individua quali sono gli enti virtuosi, rispetto a quelli non virtuosi; né fornisce indicazione alcuna sull’obiettivo di risparmio da conseguire. Poiché tale obiettivo è differenziato, si può certamente supporre che esso sarà più elevato, quanto meno virtuoso risulti l’ente, e viceversa.

Ma, in mancanza dei parametri, non risulta possibile sapere quanto e come ridurre la spesa. Il Dpcm, allora, assume verosimilmente funzione attuativa e di un precetto normativo per ora astratto e valido esclusivamente nei riguardi degli enti che denuncino un indice della spesa di personale pari o superiore al 50% di quelle correnti, ai sensi del comma 7 dell’articolo 76.

La Sezione Autonomie, come di recente la Sezione Lombardia (parere 973/2009, in data 16 novembre 2009) ha, in ogni caso, correttamente evidenziato che attualmente l’unico obbligo operante è la riduzione progressiva del tetto di spesa in termini assoluti, ai sensi dell’articolo 1, comma 557, della legge 296/2006, specificando che tale riduzione vada annualmente rapportata alla spesa dell’anno precedente.

 (lo)