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Gli enti locali non debbono sottoporre i provvedimenti di incarico a collaboratori esterni al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti, ai sensi dell'articolo 17, comma 30, del d.l. 78/2009, convertito in legge 102/2009.

La deliberazione della Corte dei conti, Sezione centrale di controllo sulla legittimità degli atti delle amministrazioni dello Stato 27/11/2009, n. 20, conferma l'esclusione degli enti locali dal dovere di inviare al controllo preventivo di legittimità gli incarichi esterni.

La magistratura contabile ha inteso dare, correttamente, una lettura costituzionalmente orientata dell'articolo 17, comma 30, della legge 102/2009, prendendo atto che l'abolizione dei controlli preventivi di legittimità sugli atti degli enti locali, determinata dalla legge costituzionale 3/2001, impediva di estendere l'applicazione di tale norma a comuni e province.

Per altro, la Corte si è trovata in sintonia col Governo. Nel corso dell'udienza, lealmente il Dipartimento della Funzione Pubblica ha espresso l’avviso secondo il quale la norma non si riferissse agli enti locali territoriali ed alle loro articolazioni, mantenendo fede all'impegno assunto dall'Esecutivo che aveva accolto l’ordine del giorno G1430 in tal senso presentato al Senato nella seduta del 23 settembre 2009.

La Sezione ha rilevato che “sarebbe difficilmente concepibile che il legislatore ignorasse che dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, operata con legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, i controlli preventivi di legittimità sugli atti di Regioni ed enti locali sono venuti meno, non solo per l’abrogazione espressa degli artt. 125, comma 1, e 130 della Costituzione, ma anche perché il nuovo art. 114 della Costituzione ha posto su un piano di equiordinazione Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, tutti - pur con le innegabili differenze - dotati di pari dignità e, dunque, non più assoggettabili a controlli “centralizzati””.

Insomma, la magistratura contabile ha correttamente dato valore alle tesi che da subito avevano sostenuto l'estraneità degli enti locali all'obbligo del controllo preventivo di legittimità dei controlli, evidenziando, di conseguenza, l'estrema erroneità delle tesi opposte.

Per effetto della vigenza dell'articolo 17, comma 30, del d.l. 78/2009 tantissimi enti locali hanno iniziato immediatamente ad inviare gli incarichi ai controlli della magistratura contabile, chi alla Sezione centrale di controllo, chi alle Sezioni regionali di controllo, sostenuti, in questo, da parte della dottrina. Tali prassi e teorie sono state totalmente private di pregio dalla Corte dei conti, laddove afferma che “una competenza statale in materia di controlli preventivi di legittimità sugli enti locali sarebbe incompatibile con la vigente Costituzione, anche ove fosse invocata la potestà legislativa con#corrente in materia di “armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario”, inserita nell’elenco dell’art. 117, terzo comma, Cost.”.

Per quanto l'articolo 17, comma 30, non brillasse per chiarezza, come del resto la delibera 20/2009 della Sezione centrale di controllo non manca di sottolineare, era comunque semplice evidenziare l'incompatibilità assoluta di controlli preventivi di legittimità con l'autonomia assicurata agli enti locali proprio dall'abolizione di tali controlli, da parte della legge costituzionale 3/2001.

Nonostante ciò, gli enti hanno sentito il bisogno di inviare al controllo gli atti, rinunciando alle prerogative attribuite al sistema delle autonomie dalla riforma del Titolo V della Costituzione.

La “conferma” degli spazi di autonomia sul tema dei controlli di cui dispongono gli enti locali fornita dalla Corte dei conti è indubbiamente utile, nonostante lo stesso Parlamento, con la presentazione dell'ordine del giorno del 23 settembre 2009 ed il suo accoglimento da parte del Governo, avesse di fatto chiuso ogni questione. Non pare, comunque, fosse indispensabile. In fondo, la delibera della Sezione non ha che fatto altro che affermare una serie di indubitabili ovvietà, che solo una cattiva lettura della norma e la scorretta percezione dell'autonomia potevano determinare.

 (lo)