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Ha validità di tre mesi il documento unico di regolarità contributiva (Durc)secondo il Tar Puglia-Lecce, Sezione III, sentenza 16 ottobre 2009, n. 2304.

Il giudice pugliese prende posizione in merito al problema della durata della validità del documento, scaturente da un non sanato contrasto tra le disposizioni normative poste a disciplinarlo.

Il D.M. 24 ottobre 2007 all’articolo 7 stabilisce, infatti, da un lato, che ai fini della fruizione delle agevolazioni normative e contributive di cui all'articolo 1 del medesimo decreto il Durc ha validità mensile; dall’altro, precisa che nel solo settore degli appalti privati di cui all'articolo 3, comma 8, del decreto legislativo 494/1996, il Durc ha validità trimestrale, ai sensi dell'articolo 39-septies del d.l. 273/2005 convertito dalla legge 51/2006. Quest’ultima norma prevede che “Il documento unico di regolarità contributiva di cui all'articolo 3, comma 8, del decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, ha validità di tre mesi”.

La sentenza del Tar Puglia Lecce sancisce che la validità del Durc è da ritenere trimestrale per due ragioni. In primo luogo, perch+ il settore degli appalti pubblici non ha nulla a che vedere con le “agevolazioni normative” previste dall’articolo 1 del D.M. 24 ottobre 2007. In secondo luogo, perché il medesimo decreto è stato emanato in attuazione di una delega contenuta nell’articolo 1, comma 1176 della legge 296/2006, finalizzata esclusivamente a definire le modalità di rilascio ed i contenuti del Durc, ma non a specificarne la durata della validità.

Quanto stabilito dal giudice pugliese può rivelarsi di notevole utilità per le amministrazioni, in quanto conferma le difficoltà interpretative poste dalla legge e permette alle amministrazioni di fondare su un’autorevole base la scelta di considerare validi i certificati per un lasso di tempo trimestrale, sebbene gli avvisi espressi dal Ministero del lavoro siano diversi. L’interpretazione favorevole alla validità trimestrale, per altro, sortisce indubbiamente benefici effetti sulle procedure di gara e sulla gestione dei contratti, consentendone una gestione più spedita e meno farraginosa.

Non si deve, comunque, dimenticare che il rispetto della regolarità contributiva in capo alle ditte appaltatrici va “comprovato”, in varie fasi del ciclo degli appalti: ai fini dell’aggiudicazione definitiva, della stipulazione del contratto, dell’emissione ed approvazione degli stati di avanzamento, della liquidazione, dei pagamenti e dei collaudi e, per legge. Pertanto, la considerazione della validità trimestrale può giovare solo se i vari passaggi gestionali siano compresi entro termini appunto di tre mesi, altrimenti le amministrazioni appaltatrici avranno sempre l’onere di acquisire il certificato.

La medesima sentenza del Tar Puglia Lecce, per altro, rileva l’illegittimità della clausola del bando che richiede a pena di nullità alle ditte appaltatrici di esibire copia autentica del Durc. Tale previsione si trova, infatti, in contrasto con l’articolo 38 del d.lgs 163/2006, ai sensi del quale è possibile presentare la dichiarazione definitivamente sostitutiva del certificato, rispetto alla quale la produzione del Durc è necessaria ai fini della comprova del possesso di tale requisito, da acquisire in fase di attribuzione di efficacia all’aggiudicazione definitiva. Per altro, come è noto l’articolo 16-bis del decreto legge 185/2008, convertito in legge 2/2009 ha definitivamente chiarito come l’acquisizione del Durc sia onere delle amministrazioni appaltanti, le quali, dunque, non possono (ma questo valeva sicuramente anche nel precedente regime normativo, ai sensi dell’articolo 43 del D.P.R. 445/2000) chiedere, addirittura a pena di nullità, il certificato agli appaltatori.

 (lo)