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E' la riduzione della dotazione della parte variabile del fondo della contrattazione decentrata lo strumento fondamentale per Il contenimento delle spese di personale.

Così si esprime la Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per il Veneto, col parere 127/2009/par, in risposta ad quesito del comune di Cittadella, col quale l'ente voleva conoscere l’orientamento della magistratura contabile sulla possibilità di incrementare le risorse variabili ai sensi dell’articolo 15, commi 2 e 5, del Ccnl 1.4.1999 del comparto regioni-enti locali, norme che consentono di incrementare le risorse, nell'attuale quadro di complessiva necessità di ridurre le spese di personale.

La sezione fa presente che l’articolo 1, comma 557 della legge 296/2006 obbliga gli enti locali ad assicurare la riduzione delle spese di personale, garantendo il contenimento della dinamica retributiva e occupazionale. Tale ultima previsione va interpretata nel senso che comuni e province non possono agire per il contenimento della spesa solo sul blocco del turn-over, ma debbono pensare anche di contenere la crescita del finanziamento del fondo contrattuale.

Ancora, si deve rispettare l'articolo 76, comma 5, del d.l. 112/2008 convertito in legge 133/2008, ai sensi del quale gli enti sottoposti al patto di stabilità (ma il Dpcm attuativo estenderà la previsione anche agli enti non soggetti al patto) di ridurre l’incidenza percentuale delle spese di personale rispetto al totale delle spese correnti, “operando prioritariamente sulle dinamiche di crescita della spesa per la contrattazione integrativa”.

Sebbene l'articolo 76, comma 5 sia da considerare solo come principio in attesa dell'emenazione del  Dpcm,  in via prudenziale, secondo la Corte, è opportuno che gli enti agiscano sulla contrattazione decentrata, per garantire una tendenziale riduzione del rapporto tra spese di personale e spese correnti.

Le manovre di riduzione del fondo contrattuale, continua il parere, non possono che riguardare prioritariamente la parte variabile. Infatti, esse sono liberamente modificabili di anno in anno, perché direttamente connesse alla programmazione dell’esercizio di riferimento, in base alle previsioni contenute nel programma annuale delle opere pubbliche, al piano esecutivo di gestione, al programma dettagliato degli obiettivi ed agli eventuali progetti di miglioramento da essi traibili, come titolo di legittimazione per l’applicazione dell’articolo 15, comma 5, del Ccnl 1.4.1999. Pertanto, le risorse della parte variabile del fondo integrano annualmente, senza determinare un diritto alla stabilizzazione dell’ammontare in capo al personale, quelle aventi carattere di certezza e stabilità, le quali ultime solo possono essere definite in un unico importo, destinato a rimanere invariato anche per gli esercizi successivi.

Dunque, il contenimento della dinamica contrattuale interna non implica, in via prioritaria, una complessiva rideterminazione in riduzione del fondo, ma proprio l’eventuale ridimensionamento delle risorse variabili.

Il che, aggiunge il parere, non significa però che sussista un divieto assoluto di applicare le previsioni dell’articolo 15, commi 2 e 5, del Ccnl 1.4.1999: qualora l’ente debba porre in essere una manovra di contenimento della spesa di personale per rispettare i limiti legislativamente fissati potrà pur sempre utilizzare gli incrementi alla parte variabile del fondo consentiti dalla citata norma, a condizione che tali incrementi risultino in qualche modo assorbiti da corrispondenti riduzioni di altre componenti della parte variabile del fondo.

 (lo)

 

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