I comuni possono partecipare o costituire società per la gestione di farmacie, senza incorrere nei divieti imposti dall’articolo 3, comma 27, della legge 244/2007.

Lo chiarisce la Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Puglia, col parere 28 febbraio 2008, n. 3, in risposta al quesito posto dal comune di Bitonto, in merito, appunto, alla possibilità di assumere la gestione di farmacie comunali, attraverso la forma societaria.

La legge finanziaria per il 2008 ha inteso bloccare la proliferazione delle società pubbliche non strettamente necessarie per il perseguimento dei fini istituzionali degli enti locali, le quali da un lato contribuiscono alla crescita della spesa del comparto e, dall’altro, incidono negativamente sul mercato e sulla concorrenza.

Il parere della Sezione Puglia evidenzia che il divieto posto dalla finanziaria non opera nei confronti di due tipologie di società: quelle che svolgono attività strettamente necessarie dell’ente e quelle che producono servizi di interesse generale.

La gestione delle farmacie, osserva la Sezione, costituisce indubbiamente un servizio pubblico, poiché è un’attività a fini sociali che, per altro, ha come clienti diretti i cittadini. Per questa ragione, i comuni possono scegliere lo strumento societario, tra quelli previsti dal d.lgs 267/2000, per la gestione di servizi, quali quello della farmacia, aventi ad oggetto la produzione di beni ed attività che realizzano fini generali e contribuiscono allo sviluppo civile della comunità amministrata.

La Corte dei conti non si è spinta fino al chiarimento di cosa si intenda per attività strettamente necessarie alle finalità istituzionali, e per servizi di interesse generale.

Limitandosi a constatare che la farmacia è un servizio pubblico qualificabile come locale, pare che il parere sia eccessivamente influenzato dall’articolo 13 del “decreto Bersani”, il quale, effettivamente, ha escluso dal proprio campo di applicazione proprio le società che gestiscono servizi pubblici locali. Non è, tuttavia, questo lo spettro dell’articolo 3, comma 27, della legge 244/2007.

Per questa ragione, il parere sottolinea che è rimessa al consiglio comunale la valutazione se ricomprendere la società di gestione della farmacia tra quelle finalizzate al perseguimento delle finalità istituzionali oppure tra quelle destinate al soddisfacimento dei servizi di interesse generale, escludendo radicalmente, comunque, che la farmacia ricada nella tagliola della legge finanziaria.

C’è, tuttavia, da dubitare che la farmacia possa essere considerata strettamente connessa ai fini istituzionali dell’ente: vi è, infatti, un mercato privato delle farmacie, rispetto al quale l’intervento pubblico dei comuni, oggi, costituisce solo un completamento sussidiario.

Pare da escludere, allora, la configurazione della società di gestione della farmacia come servizio legato al perseguimento delle finalità istituzionali.

Più persuasiva è l’opzione della configurazione come servizio di interesse generale: secondo la Relazione al Consiglio europeo di Laeken - Servizi di interesse generale COM/2001/0598, i servizi d'interesse generale arricchiscono la qualità della vita dei cittadini e sono un prerequisito al pieno godimento dei loro diritti fondamentali. Il servizio svolto dalle farmacie rientra in questo ambito. Trattandosi, però, di servizi di interesse economico generale, risultando chiara la natura economica dell’attività: per questa ragione, occorre garantire la concorrenza nel mercato, imposta dalla normativa europea. Sicchè, proprio le regole europee dovrebbero indurre a ritenere che la gestione delle farmacie da parte del comune mediante società sarebbe ammissibile solo col modello in house, con capitale interamente pubblico.

 (LO)

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