I commi 43-45 dell’articolo 1 della finanziaria per il 2008 (legge n. 244 del 2007) recano una rilevante novità: l’Irap – che fino ad oggi andava considerato un “tributo attribuito” alle Regioni, coerentemente alla definizione datane con le sentenze della Corte Costituzionale nn. 296 e 297 del 2003 nonché nn. 37 e 381 del 2004 – viene qualificato come “tributo proprio” delle Regioni, ai sensi dell’art. 119 della Costituzione (nel testo successivo alla riforma del Titolo V della Costituzione stessa).

 

Conseguentemente, a decorrere dal 1° gennaio 2009 le Regioni istituiranno tale tributo (che verosimilmente conserverà l’attuale denominazione ed il relativo acronimo) con proprie leggi. Con propri regolamenti, inoltre, le Regioni stabiliranno la disciplina della liquidazione, dell’accertamento e della riscossione del tributo (questi regolamenti, tuttavia, dovranno conformarsi ad un regolamento-tipo regionale, appositamente approvato con accordo Stato-Regioni concluso a norma dell’art. 4 del d.lgs. n. 281 del 1997).

 

Con il comma 50, inoltre, viene rideterminata, a fini di semplificazione, la base imponibile Irap di alcune categorie di contribuenti nonché l’aliquota di equilibrio del tributo (il comma 51 fissa la decorrenza di queste novità). Il comma 52, per effetto della dichiarata nuova natura del tributo, esclude che la dichiarazione annuale possa continuare ad essere effettuata in forma unificata: la dichiarazione Irap, perciò, dovrà essere presentata direttamente alla Regione o alla Provincia autonoma di domicilio fiscale del soggetto passivo.

 

Dà da pensare, tuttavia, la scelta legislativa di imporre che:

a) le Regioni non possono modificare le basi imponibili dell’Irap (così come stabilite a livello statale);

b) le Regioni possono, dell’Irap attualmente vigente, modificare l’aliquota, le detrazioni e le deduzioni, nonché introdurre speciali agevolazioni, però nei soli limiti stabiliti (ora ed in futuro) dalle leggi statali;

c) in ogni caso i regolamenti regionali, al fine di evitare incrementi di costi, stabiliranno che le funzioni di liquidazione, accertamento e riscossione sono (obbligatoriamente) affidate all’Agenzia delle entrate.

 

Queste limitazioni alla potestà legislativa regionale risultano assai incisive e certamente incoerenti con i requisiti individuati dalla Corte Costituzionale perché un tributo possa effettivamente definirsi “proprio” delle Regioni.

 

Conseguentemente, delle due l’una: o le Regioni si accontenteranno di una operazione di maquillage legislativo (quello operato con la finanziaria 2008), posto che in verità l’Irap pare mantenere i connotati sostanziali di un “tributo attribuito” o bisogna attendersi un nuovo contenzioso costituzionale (proposto in via principale dalle stesse Regioni o in via incidentale dai contribuenti) volto ad elidere, in tutto o in parte, le limitazioni sopra dette, al fine di dare maggiore consistenza di tributo “proprio” alle Irap regionali.

 (A. Rinaldi )
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