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Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza n. 4121 del 5 ottobre 2016 – Pres. Luigi Maruotti, Est. Massimiliano Noccelli,

 

Il Consiglio di Stato, Sez. III, con la sentenza n. 4121 del 5 ottobre 2016 si è pronunciata sull’efficacia temporale delle informative interdittive antimafia.

 

L’odierna appellata, ha impugnato avanti al T.A.R. per la Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria, l’informativa antimafia n.-OMISSIS-del 24 settembre 2015, emessa dalla Prefettura di Reggio Calabria e recante la comunicazione della permanenza degli effetti interdittivi scaturenti dalla pregressa informativa n.-OMISSIS-del 4 settembre 2012, nonché la conseguente comunicazione della Provincia di Reggio Calabria, Stazione Unica Appaltante, di cui alla nota prot. n. 0055851 del 23 febbraio 2016, recante l’esclusione di -OMISSIS- dalla procedura di gara relativa ai lavori di ristrutturazione e di rifunzionalizzazione di un vecchio palmeto nel Comune di Sant’Alessio in Aspromonte.

 

La questione, sollevata dall’appellante con il primo e principale motivo, ruota attorno all’interpretazione dell’art. 86, comma 2, del d. lgs. n. 159 del 2011, per il quale «l’informazione antimafia, acquisita dai soggetti di cui all’articolo 83, commi 1 e 2, con le modalità di cui all’articolo 92, ha una validità di dodici mesi dalla data dell’acquisizione, salvo che non ricorrano le modificazioni di cui al comma 3».

 

La formulazione letterale dell’art. 86, comma 2, del d. lgs. n. 159 del 2011 ha prestato il fianco ad incertezze e contrasti interpretativi poiché:

 

- per un primo orientamento, minoritario, il decorso del termine annuale determinerebbe l’«invalidità» (vale a dire l’inefficacia) ipso iure dell’informativa negativa e di quelle, successive, che su di essa esclusivamente si fondino;

 

- per un altro orientamento, largamente condiviso, il decorso del medesimo termine non priverebbe, comunque, di efficacia il provvedimento già emesso e di rilevanza sintomatica gli elementi posti a base dell’informativa negativa, consentendo l’emanazione di un atto di esso ricognitivo ovvero di un successivo provvedimento interdittivo che li recepisca.

 

I giudici di Palazzo Spada con la pronuncia in rassegna hanno ribadito che, una volta trascorso il periodo di un anno previsto dall’art. 86, comma 2, del d. lgs. n. 159 del 2011, non perde efficacia la misura interdittiva che segnala il pericolo di condizionamenti mafiosi. Infatti, “la limitazione temporale di efficacia delle interdittive antimafia deve intendersi riferita ai casi nei quali sia attestata l’assenza di pericolo di infiltrazione mafiosa, e non già ai riscontri indicativi del pericolo, i quali ultimi conservano la loro valenza anche oltre il termine indicato nella norma”.

 

Si legge ancora dalla sentenza: “L’informativa antimafia può legittimamente fondarsi, oltre che sui fatti recenti, anche su fatti più risalenti nel tempo, quando gli elementi raccolti dalla Prefettura in passato, e ribaditi anche in altri elementi probatori acquisiti, siano sintomatici di un condizionamento attuale nell’attività di impresa“.

 

Tuttavia, come evidenziato dal CdS, l’Amministrazione ha il dovere di controllare nuovamente, in caso di sopraggiunti fatti favorevoli all’imprenditore, se persistano ragioni di sicurezza e di ordine pubblico tali da prevalere sulla libertà di impresa del soggetto inciso. Si legge, infatti, “l’attualità degli elementi indizianti, da cui trarre la sussistenza dei tentativi di infiltrazione mafiosa, permane tuttavia inalterata fino al sopraggiungere di fatti nuovi ed ulteriori rispetto ad una precedente valutazione di presenza di tentativi siffatti, che evidenzino il venir meno della situazione di pericolo”.

 

Può dirsi, pertanto, superato il rischio di inquinamento mafioso non tanto con il trascorrere del tempo dall’ultima verifica effettuata senza che sia emersa alcuna situazione negativa, bensì “al sopraggiungere di fatti positivi che persuasivamente e fattivamente introducano elementi di inattendibilità della situazione rilevata in precedenza“.

 

 

 

KM

 

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