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Il Consiglio di Stato, Sez. V, con la sentenza n. 4218 del 12 ottobre 2016, si è pronunciato sulla sussistenza o meno della responsabilità precontrattuale della P.A. a seguito della revoca in autotutela dell’aggiudicazione, disposta in ragione della sopravvenuta oggettiva impossibilità di realizzare l’opera pubblica.

 

I giudici di Palazzo Spada, per quanto concerne la questione del profilo della responsabilità, ha rilevato che “non può configurarsi la responsabilità precontrattuale della stazione appaltante, ex art. 1337 c.c., a seguito della revoca in autotutela dell’aggiudicazione di una gara di appalto di lavori (nella specie si trattava di lavori di realizzazione di un raccordo stradale), ove il provvedimento di secondo grado sia stato adottato dalla P.A. in ragione della sopravvenuta oggettiva impossibilità di realizzare l’opera pubblica (nella specie la sopravvenuta impossibilità era stata determinata dalla necessità di realizzare preventivamente una infrastruttura ferroviaria).

 

In tal caso, infatti: a) tale provvedimento deve ritenersi correttamente e, quindi, legittimamente motivato, in quanto la relativa adozione è stata la diretta ed esclusiva conseguenza della oggettiva incompatibilità della realizzazione dell’opera pubblica (raccordo stradale) rispetto ai tempi ed ai costi originariamente previsti dalla P.A. con la procedura di evidenza pubblica; b) la responsabilità precontrattuale dell’Amministrazione non può ritenersi sussistente, trattandosi, all’evidenza, di procedura di gara non inficiata dall’inosservanza del principio di buon fede (art. 1337 cod. civ.).

 

KM

 

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