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TAR LAZIO – ROMA, SEZ. II – sentenza n. 11286 del 14 novembre 2016

 

 

 

E’ legittimo il provvedimento della CONSIP di revoca dell’abilitazione alla piattaforma MePA nei confronti di una società, perché quest’ultima, in sede di rinnovo delle dichiarazioni sostitutive richieste per il mantenimento dell’abilitazione, non ha dichiarato l’emissione, nei confronti dell’amministratore unico della società stessa, di un decreto penale di condanna del GIP del Tribunale divenuto esecutivo (nella specie recante la condanna alla pena di 110,00 € di ammenda per il reato di cui all’art. 81 c.p. e di cui all’art. 4, comma 7, come modificato dal d.lgs. 758/94). In tal caso, infatti, il provvedimento in questione è da ritenere legittimo ai sensi dell’art. 75 del d.P.R. n. 445/2000 (secondo cui «Fermo restando quanto previsto dall’articolo 76, qualora dal controllo di cui all’articolo 71 emerga la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera»), atteso che l’amministratore della società ha attestato, contrariamente al vero, che, nei suoi confronti “non sono state pronunciate sentenze penali di condanna passate in giudicato o decreti penali di condanna divenuti irrevocabili o sentenze di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’art. 444 c.p.p. o condanne per le quali si sia beneficiato delle non menzione”.

 

Ha aggiunto la sentenza in rassegna che in tal senso, si è espressa anche l’ANAC (determinazione n. 1 dell’8 gennaio 2015), secondo la quale, se l’omessa indicazione delle sentenze di condanna riportate “avviene secondo modalità che integrino gli estremi di una dichiarazione negativa del concorrente (perché dichiara espressamente di non averne riportate, eventualmente anche contrassegnando sul modulo predisposto dalla stazione appaltante la casella relativa all’assenza delle sentenze), laddove, invece, le stesse sussistano, la fattispecie integra gli estremi del falso in gara con tutte le implicazioni in termini di non sanabilità della dichiarazione resa (perché la stessa non sarebbe semplicemente mancante ovvero carente ma non corrispondente al vero) e conseguente esclusione del concorrente dalla gara nonché segnalazione del caso all’Autorità. Diversamente, se la dichiarazione relativa alla presenza delle sentenze di condanna è completamente omessa, ovvero se si dichiara di averne riportate senza indicarle, può essere richiesto rispettivamente di produrla o di indicare le singole sentenze riportate. Pertanto ai sensi dell’art. 38, comma 1-ter del Codice, ove la stazione appaltante accerti che il concorrente abbia presentato una falsa dichiarazione o una falsa documentazione, si dà luogo al procedimento definito nel citato comma 1-ter dell’art. 38 ed alla comunicazione del caso all’Autorità per l’applicazione delle sanzioni interdittive e pecuniarie fissate nella disciplina di riferimento (art. 38, comma 1-ter e art. 6, comma 11, del Codice) (così la determinazione n. 1 dell’8 gennaio 2015).

 

 

 

KM

 

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