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Cons. Stato Sez. III, 07-07-2017, n. 3359 (Marco Lipari, Presidente - Massimiliano Noccelli, Consigliere, Estensore)


Appalto pubblico e privato - Gara d’appalto – Revoca dell’aggiudicazione provvisoria– Necessità di comunicazione di avvio del procedimento – Non sussiste – Indennizzo – Non sussiste

Alla stregua di un consolidato e condivisibile indirizzo (v., ex plurimis, Cons. St., sez. V, 12 febbraio 2010, n. 743; Cons. St., sez. V, 23 giugno 2010, n. 3966), la stazione appaltante che si determini al ritiro, in sede di autotutela, di una gara d’appalto, non è tenuta a darne previa comunicazione, ai sensi dell’art. 7 della l. n. 241 del 1990, al destinatario dell’aggiudicazione provvisoria, «trattandosi di atto endoprocedimentale interno alla procedura di scelta del contraente, per sua natura inidoneo, al contrario dell’aggiudicazione definitiva, ad attribuire in modo stabile il bene della vita ed ad ingenerare il connesso legittimo affidamento che impone l’instaurazione del contraddittorio procedimentale» (cfr. anche, da ultimo, Cons. St., sez. V, 2 maggio 2017, n. 1987). (Conferma della sentenza del T.a.r. Marche, sez. I, n. 746/2016).

La possibilità che all’aggiudicazione provvisoria della gara d’appalto pubblico non segua quella definitiva è evento fisiologico, inidoneo ad ingenerare un affidamento tutelabile all’aggiudicazione definitiva, con il conseguente obbligo risarcitorio, «e non spetta neppure l’indennizzo di cui all’art. 21-quinquies della l. n. 241 del 1990 poiché in tale caso si è di fronte al mero ritiro di un provvedimento, che ha per sua natura efficacia destinata ad essere superata dal provvedimento conclusivo del procedimento, non a una revoca di un atto amministrativo ad effetti durevoli, come previsto dalla citata disposizione sulla indennizzabilità della revoca» (Cons. St., sez. V, 19 luglio 2016, n. 3646).

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