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Con riguardo alla normativa previgente, di formulazione identica sul punto, peraltro, a quella del codice [art. 82, comma 5, lett. c), del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, introdotto dal decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito nella legge 8 agosto 1985, n. 431; indi art. 146, comma 1, lett. c), del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490] - ai fini del vincolo di tutela occorre: I) distinguere, nell'ambito dei corpi idrici, tra fiumi e torrenti da un lato e corsi d'acqua dall'altro; II) considerare questi ultimi «come categoria residuale, comprensiva delle acque fluenti di minore portata (p. es. ruscelli ("piccolo corso d'acqua"), fiumicelli ("piccolo fiume"), sorgenti ("punto di affioramento di una falda d'acqua"), fiumare ("corso d'acqua a carattere torrentizio")»; III) ritenere che « per fiumi e torrenti la pubblicità degli stessi esiste di per sé, in base all'art. 822 cod. civ., e conseguentemente anche il vincolo paesistico è imposto ex lege a prescindere dalla iscrizione in elenchi», laddove «solo per le acque fluenti di minori dimensioni e importanza, vale a dire per i corsi d'acqua che non sono né fiumi né torrenti, si impone, al fine della loro rilevanza paesaggistica, la iscrizione negli elenchi delle acque pubbliche»; b) gli elenchi, l'iscrizione nel quali rileva ai fini della costituzione del vincolo, non sono solo quelli cui espressamente fa rinvio la lett. c) dell'art. 142, comma 1, del codice (e cioè quelli "previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775"), perché a essi debbono essere considerati funzionalmente equiparabili altri elenchi pubblici, quali in concreto quelli approvati con i regi decreti 22 gennaio 1922 e 27 marzo 1927, adottati sulla base del regio decreto 14 agosto 1920, n. 1285, il quale, nelle disposizioni generali e transitorie: I) ha mantenuto in vigore le norme regolamentari precedenti sino all'entrata in vigore delle norme di esecuzione del regio decreto, tuttavia mai adottate (art. 233); II) ha escluso dall'abrogazione e fatto salvo il r.d. n. 1285/1920 (art. 234); III) in tal modo, ha espresso in modo univoco l'intenzione di mantenere ferma l'efficacia degli elenchi di acque pubbliche formati sulla base della normativa previgente; c) in tema di tutela del paesaggio, la norma di cui all'art. 1 sexies della Legge n. 431/1985 (recte: dell'art. 1 sexies del decreto-legge n. 312/1985, come aggiunto dalla citata legge di conversione) riguarda anche i vincoli di immodificabilità relativa e, di conseguenza, si riferisce anche agli interventi in zona sottoposta a vincolo paesistico senza il prescritto nulla osta regionale. Ne deriva che nelle zone ad inedificabilità relativa (coste, fiumi, ecc.) il vincolo è operante a prescindere dall'adozione dei piani paesistici regionali: è, quindi, sempre necessaria l'autorizzazione paesistica per opere che possono stabilmente alterare l'ambiente (cfr. Cass. pen., sez. III, 14 febbraio 1994).

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