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Sussiste la giurisdizione amministrativa in merito all'impugnazione del Decreto Ministeriale che irroga sanzioni per violazioni del patto di stabilità interno. Tale decreto, infatti, è pacificamente un provvedimento amministrativo, appartenente al genus delle sanzioni amministrative che, incidendo sulla sfera giuridica dell'ente destinatario dei suoi effetti, radica la giurisdizione del giudice amministrativo. Esso, pertanto, può accertare il corretto esercizio della potestà sanzionatoria e, in particolare, il rispetto delle condizioni e dei presupposti di legge a tal fine previsti, a tutela degli interessi legittimi dei destinatari del provvedimento. Il fatto che la cognizione dell'atto presupposto esuli dalla giurisdizione del giudice amministrativo non vale a sottrarre al suo sindacato il giudizio sull'atto applicativo consequenziale, potendo quest'ultimo risultare affetto da vizi propri, quali le regole sulla competenza e quelle dettate per la quantificazione della sanzione e per la sua concreta applicazione. Il Decreto Ministeriale, del resto, è atto di competenza esclusiva di un'autorità amministrativa - il Ministero dell'Interno su impulso della Ragioneria generale dello Stato - soggetta al controllo di legittimità per profili estranei alla materia della contabilità pubblica riservata alla giurisdizione esclusiva della Corte dei Conti.

 

 

L'art. 20 della Legge n. 241/1990 si applica ai procedimenti amministrativi in senso stretto tra i quali non sono annoverabili quelli di controllo sulla regolarità contabile e finanziaria riservati alla competenza esclusiva della Corte dei Conti. Pertanto nessuna norma di legge consente di riconoscere al silenzio serbato dalla sezione di controllo sulla documentazione inviata dai soggetti sanzionati per violazioni del patto di stabilità interno, il valore di riscontro favorevole sulla gestione finanziaria contabile oggetto di verifica, con conseguente caducazione del presupposto giustificativo della sanzione applicata. Anzi, in assenza di un obbligo di riesame in capo alla sezione di controllo della Corte dei conti, alla luce della documentazione e dei chiarimenti sopravvenuti, la deliberazione precedentemente adottata resta valida ed efficace e con essa la legittimità del decreto ministeriale contenente le sanzioni che ne rappresenta un mero atto consequenziale e vincolato. Del resto, in mancanza di contestazione dinanzi alle sezioni riunite della Corte dei Conti ex art. 243 quater del D.Lgs. n. 267/2000, la deliberazione deve ritenersi definitiva e, conseguentemente, la sanzione applicata atto dovuto, ai sensi e per gli effetti dell'art. 7, comma 2, del D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 149.

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