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Il T.U.E.L, all'articolo 50, comma 8, oltre a fissare le attribuzioni del Sindaco e del Presidente della Provincia, definisce anche la regola, di portata generale (e prevalente sulle norme statutarie anteriori dei diversi enti, aziende e istituzioni), secondo cui le nomine e le designazioni di rappresentanti delle Amministrazioni locali presso altri enti, devono considerarsi di carattere fiduciario, nel senso che riflettono il giudizio di affidabilità espresso attraverso la nomina, ovvero la fiducia sulla capacità del nominato di rappresentare gli indirizzi di chi lo ha designato, orientando l'azione dell'organismo nel quale si trova ad operare in senso quanto più possibile conforme agli interessi di chi gli ha conferito l'incarico. Pertanto, oltre al conferimento dei poteri di rappresentante ad opera del rappresentato, è necessario che persista il rapporto fiduciario fra l'uno e l'altro, fermo restando che le designazioni debbano avvenire sulla base di criteri predeterminati, anziché secondo l'arbitrio del caso per caso. In ragione della persistenza del rapporto fiduciario, il potere di revoca è immanente al rapporto che lega il rappresentante all'Ente locale che lo ha nominato. La nomina, infatti, presuppone la formulazione di un giudizio di affidabilità sulla capacità del nominato di rappresentare gli indirizzi di chi l'abbia designato, orientando l'azione dell'organismo nel quale si trova ad operare in senso quanto più possibile conforme agli interessi di chi gli abbia conferito l'incarico. Nell'ambito delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB), la competenza alla nomina dei relativi rappresentanti nel consiglio d'amministrazione spetta pacificamente al sindaco, dato che tali istituzioni svolgono attività connesse al perseguimento dei fini propri dei comuni, integrandosi con l'azione svolta da questi ultimi per l'accrescimento del benessere della collettività. Se al sindaco è attribuito il potere di nomina degli amministratori, ciò comporta che allo stesso sia attribuito il potere speculare di revocare il soggetto designato dall'amministrazione comunale che operi discostandosi o agendo in contrasto con la linea di azione che l'orientamento politico amministrativo dell'ente locale intende perseguire attraverso la propria rappresentanza nell'istituzione, senza che a ciò osti l'autonomia riconosciuta ad enti come gli IPAB o l'assenza di una esplicita previsione statutaria. Del resto, sarebbe contrario alla logica giuridica, oltre che a un principio di ragionevolezza, ritenere che i componenti del consiglio di amministrazione di nomina comunale non siano tenuti in alcun modo a raccordare le proprie posizioni in occasione di scelte di rilievo con quelle dell'ente territoriale che li ha nominati. Se le norme prevedono, infatti, che una parte dei membri vadano designati e nominati dai Comuni, ciò vuol dire, implicitamente, che le finalità perseguite dall'I.P.A.B. non possono essere indifferenti rispetto alle "politiche" in materia di assistenza e beneficenza perseguite dal Comune; diversamente, non avrebbe senso avere imposto per legge che una parte degli amministratori sia di nomina comunale.

 

 

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