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La questione della rilevanza dei rapporti con i terzi, in special modo familiari, ai fini della conclusione della sussistenza o meno del pericolo di condizionamento mafioso non può essere affronbtata e risolta attraverso soluzioni aprioristiche, essendo detto rapporto il dato storico che forma la premessa minore di un'inferenza calibrata sulla regola (massima d'esperienza) secondo cui i vincoli familiari, espongono il soggetto all'influenza del terzo Quanto alla rilevanza dei legami familiari, ai fini della conclusione della sussistenza o meno del pericolo di condizionamento mafioso per l'adozione da parte della P.A. dell'informativa di interdizione antimafia, l'attendibilità dell'inferenza dipende anche da una serie di circostanze che qualificano il rapporto di parentela, quali, soprattutto, l'intensità del vincolo e il contesto in cui si inserisce. Nel caso di specie l'intensità del vincolo è assai forte, poiché i coniugi conducono effettivamente una vita in comune, ed il contesto milita nel senso della sua rilevanza, atteso il rapporto commerciale qualificato che li lega e la natura sostanzialmente individuale di entrambe le imprese. I dati di corroborazione del pericolo di condizionamento mafioso (nella specie il contratto di nolo e la presenza nei cantieri della società appellante di sei soggetti con precedenti penali, di cui uno si è rivelato essere il padre di un appartenente ad un sodalizio camorristico) sono tutt'altro che astratti, mentre ad essere astratto è, come dev'essere, la regola di inferenza che ne spiega il significato.

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