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L'estinzione ex art. 445 c.p.p. degli effetti penali di una sentenza di condanna emessa a seguito di applicazione della pena su richiesta non è sufficiente a rimuovere la sanzione dell'incandidabilità prevista dall'art. 15 della Legge Severino, occorrendo a tal fine che sia stata pronunciata, in relazione a quella specifica condanna, una sentenza di riabilitazione che attesti un effettivo e concreto percorso rieducativo da parte de reo. Ciò si ricava da due ordini di ragioni. In primo luogo, si evidenzia come sia la stessa norma disciplinante la fattispecie, i.e. art. 15 D.Lgs. n. 235/2012, a prevedere che "la sentenza di riabilitazione è l'unica (e sola) causa di estinzione anticipata dell'incandidabilità", disposizione che, per la sua cristallina chiarezza, non si presta ad altre (e più estensive) interpretazioni. In secondo luogo, si rimarca come la predetta prescrizione legislativa sia giustificata dalla considerazione delle significative differenze intercorrenti tra i due istituti penalistici: infatti, mentre l'estinzione della pena patteggiata si ricollega al mero dato fattuale del decorso di un determinato lasso di tempo dalla condanna, la riabilitazione viene invece pronunciata all'esito di un accertamento concreto del ravvedimento del condannato, dimostrato tramite effettive prove di buona condotta. Nell'ottica del legislatore, dunque, solo la prova dell'effettiva rieducazione del reo può determinare il riacquisto di quei requisiti di onorabilità che sono indefettibilmente richiesti dall'art. 54 della Carta Costituzionale per l'accesso alle cariche pubbliche.

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