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L'atto di rassegnazione delle dimissioni dal Consiglio comunale è un atto irrevocabile, non recettizio ed immediatamente efficace dal momento dell'assunzione al protocollo. Ciò in ragione del fatto che l'atto di dimissioni dalla carica di consigliere comunale si configura come manifestazione di volontà, ritualmente esternata, rivolta a determinare l'uscita del dichiarante dall'organo assembleare del Comune, non sottoponibile né a condizione né a termine, cosicché nessun rilievo può riconoscersi allo scopo perseguito dai dimissionari di creare le condizioni per lo scioglimento del Consiglio comunale. Il Collegio ha precisato, infatti, che l'impossibilità di disporre dell'atto di dimissioni una volta protocollato, si riferisce agli atti di disposizione degli effetti, come l'ipotesi della revoca e più in generale tutti i casi in cui il Consigliere dimissionario intenda subordinare le proprie dimissioni a condizioni o termini, ben potendo quest'ultimo regolarizzarle, se prive di alcuno dei requisiti di forma prescritti. Le dimissioni ultra dimidium, in cui rileva il collegamento esistente tra le volontà dei singoli consiglieri in funzione dell'obiettivo unitario dello scioglimento, potrebbero essere qualificabile come atto collettivo, caratterizzato dall'inscindibilità del legame esistente tra le volontà espresse dai singoli dimissionari, risultante dimissioni rese con un unico atto ovvero, con tesi prevalente, quale atto giuridico in senso stretto, cioè un atto i cui effetti giuridici non dipendono dalla volontà dell'agente, ma sono disposti dall'ordinamento, senza riguardo all'intenzione di colui che li pone in essere 

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