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Ove gli interventi edilizi ricadano in zona assoggettata a vincolo paesaggistico, stante l'alterazione dell'aspetto esteriore, gli stessi risultano soggetti alla previa acquisizione dell'autorizzazione paesaggistica, con la conseguenza che, quand'anche si ritenessero le opere pertinenziali o precarie e, quindi, in ipotesi assentibili con mera D.I.A., l'applicazione della sanzione demolitoria è, comunque, doverosa ove non sia stata ottenuta alcuna autorizzazione paesistica

 

In presenza di opere edificate senza titolo edilizio in zona vincolata, l’ordinanza di demolizione, sia essa adottata ai sensi dell’art. 31, che dell’art. 27 D.P.R. 280/2001, è da ritenersi provvedimento rigidamente vincolato.

 

Non sussiste la necessità di comunicare l'avvio del procedimento volto all'adozione dell'ordine di demolizione di un abuso edilizio, stante il carattere vincolato della relativa azione amministrativa (1). Giova peraltro rammentare che, secondo altrettanto pacifica giurisprudenza, le norme in materia di partecipazione procedimentale non sono suscettibili di applicazione formalistica ed acritica; pertanto, l’omessa comunicazione di avvio del procedimento non determina di per sé l'illegittimità del provvedimento finale laddove ci si trovi di fronte ad un procedimento di carattere vincolato, nel quale l’intervento dell’interessato non avrebbe alcuna concreta incidenza, soprattutto qualora - com’è nel caso di specie - i presupposti di fatto sono ben chiari all’amministrazione, senza che residuino margini di incertezza in ordine alle norme da applicare (2). Queste conclusioni sono state non a caso recepite dal legislatore con l'introduzione, ad opera della L. n. 15 del 2005, degli artt. 10-bis e 21-octies nel corpo della L. n. 241 del 1990. In particolare, l’art. 10-bis va valutato dal giudice in modo da avere per l’appunto riguardo al successivo art. 21-octies, relativo alla non annullabilità degli atti per omessa comunicazione di avvio del procedimento (cui è da assimilare il mancato preavviso di rigetto), laddove l’amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto dispositivo dell’atto non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato (3)

 

1. T.A.R. Campania, Napoli, sez. III, 7 novembre 2016, n. 5145; Idem, 22 settembre 2016 n. 4370

2. Consiglio di Stato, sez. VI, 12 agosto 2016, n. 3620

3. ex multis, Consiglio di Stato, sez. IV, 27 settembre 2016, n. 3948